Il ramo di mandorlo sette serate in Diocesi su fiducia e speranza

Un ciclo di incontri per laici, persone consacrate, clero, persone impegnate nei servizi per la comunità, operatori pastorali, associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali presenti in Diocesi.

Programmati nel periodo dal 22 Gennaio al 19 Febbraio 2021 – alle ore 20,30 – e ospitati presso le sette zone pastorali, vengono trasmessi in diretta sul portale della Diocesi (www.chiesadimilano.it), secondo il seguente calendario: il 22 Gennaio nella zona II, il 26 Gennaio nella zona VI, il 29 Gennaio zona III, il 4 Febbraio nella zona V, l’11 febbraio nella zona IV, il 16 Febbraio nella zona I, il 19 Febbraio nella zona VII.

L‘itinerario’, con la presenza dell’arcivescovo Mons. Mario Delpini, intende aiutare a riflettere sul volto della Chiesa e la vita cristiana oggi. Il titolo del ciclo è tratto dal libro del profeta Geremia che citando la vista del ramo di mandorlo consente al Signore di replicare: “Hai visto bene, perché Io vigilo sulla mia Parola per realizzarla!”. L’immagine dunque infonde fiducia (il profeta non sarà solo!) e speranza (il Signore compirà la Sua Parola).

La prima serata dell’itinerario di formazione si è svolta venerdì 22 gennaio al teatro cinema di Abbiate Guazzone a Tradate, in Zona pastorale II, con l’intervento di monsignor Luca Bressan su «Comunità, Vangelo e sfida-pandemia. Milano “Chiesa dalle genti”?».

L’incontro, svolto sotto forma di intervista condotta dal moderatore Gianni Borsa, vedeva la presenza anche di Mons. Vegezzi, vicario di zona, e dell’Arcivescovo Mons. Delpini. Partendo dalla considerazione dell’epoca ‘paradossale’ e di inaspettati e imprevedibili cambiamenti che stiamo vivendo, Mons. Bressan (vicario episcopale per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale e docente di teologia pastorale) ha voluto sensibilizzare sulla necessità di “costruire un quadro più profondo dentro il quale comprendere anche questa dimensione della vita, così sconvolta dalla pandemia”, così che “è giusto aspettarci che la fede cristiana ci aiuti ad illuminare questo drammatico momento”.

Alla domanda su quanto la pandemia stia sfidando la nostra fede, e se questa risulta più facile o più difficile, Bressan apre il discorso al significato del credere: fin dall’inizio delle restrizioni della nostra libertà anche religiosa “ci siamo accorti che la fede non funzionava più per consuetudine ma doveva diventare una scelta, e questo effetto ha costituito un trauma”.

La nuova esperienza su cui eravamo costretti ci obbligava ad andare al cuore delle fede personale: “quanto è reale la vittoria di Dio sulla morte?, quella morte che vedevamo tutti i giorni attraverso le bare dei nostri morti portati via senza neppure la possibilità di un ultimo saluto”. “Come credenti e come comunità cristiana ci siamo trovati, al pari di ogni persona, spiazzati”, in riferimento a quanti ritmavano il tempo della propria fede con la messa domenicale ed i riti comunitari. Ritmi della vita (stravolti dalla pandemia) e riti della comunità ecclesiale (fortemente limitati o assenti). 

E dunque – prosegue Bressan – entrare in un quadro più profondo significa riflettere su quanto la pandemia stia “sfidando” la comunità cristiana! I profeti usano molto, nella Bibbia, l’immagine della “prova come crogiolo” che serve per purificare l’esistenza e le motivazioni che ci guidano: la pandemia può essere letta in questa ottica. L’occasione per passare da una “fede di popolo”, come in passato, ad una fede dei credenti consapevoli di essere “popolo di Dio”. Un cambiamento che ci interroga su tanti punti e princìpi che ritenevamo indubbi ma che davanti al dramma dell’azzeramento o forte limitazione (della catechesi, dei calendari parrocchiali, dei sacramenti) ci costringe a ripensare come educare e come educarci alla fede.

Come iniziare i nostri giovani all’esperienza cristiana, quando perfino la didattica nelle scuole ha problemi? Tuttavia – prosegue Bressan – il tempo della pandemia ci offre anche opportunità: pensiamo alle tante forme e gesti di carità cristiana, praticata da istituzioni e singoli credenti, che creano solidarietà, fratellanza, valori portati dalla fede e allargati dalla fede.

E dunque, tornando a Geremia, ricordato per essere il profeta delle lamentazioni e delle minacce, e rammentando il suo “ramo di mandorlo”, anche nel nostro tempo – riafferma Mons. Delpini concludendo l’incontro a Tradate – c’è quel ramo di mandorlo che è una nuova primavera e che significa rinascita della capacità di operare il bene durante e dopo la pandemia, all’interno della società, all’interno delle famiglie, in ogni tipo di relazione che genera responsabilità.

Franco Negri ©

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