Il 19 Marzo tanti varesini non rinunciano a visitare la chiesa di San Giuseppe

San Giuseppe è venerato nella tradizione cristiana come custode, sposo di Maria e padre putativo di Gesù. Figura silenziosa ma profondamente attiva, rappresenta l’uomo che ha saputo garantire sicurezza, protezione e sostentamento alla Sacra Famiglia. Per questo la Chiesa lo riconosce come patrono della Chiesa universale, dei lavoratori e dei padri. La sua memoria liturgica si celebra il 19 Marzo, una data che nella tradizione italiana coincide anche con la festa del papà.

Nel cuore di Varese, nel pieno centro cittadino, sorge la chiesa di San Giuseppe, luogo di culto particolarmente caro alla devozione locale. Ogni anno, in occasione della ricorrenza del 19 Marzo, la chiesa diventa il fulcro di celebrazioni e momenti di preghiera dedicati al santo, richiamando fedeli e visitatori che desiderano rendere omaggio alla sua figura.

All’interno della chiesa è custodito un suggestivo dipinto dedicato a San Giuseppe, un’opera poco conosciuta ma ricca di significato spirituale. Nel quadro il santo è raffigurato mentre tiene tra le braccia il piccolo Gesù: una luce tenue avvolge la scena e fa risaltare l’intensità dello sguardo paterno. Il gesto con cui Giuseppe accoglie e protegge il Bambino esprime un amore profondo e silenzioso, capace di trasmettere sicurezza e tenerezza. L’immagine restituisce tutta la forza della paternità di Giuseppe: una presenza discreta ma fondamentale.

Fu Papa Leone XIII a proclamare San Giuseppe patrono della Chiesa universale. La definizione compare nell’enciclica Quamquam Pluries, pubblicata il 15 Agosto 1889. Con questo documento il pontefice dedicò per la prima volta un’intera enciclica al padre putativo di Gesù, sottolineandone il valore come modello per tutte le classi sociali, in particolare per i lavoratori e per i padri di famiglia.

La figura paterna viene spesso percepita come discreta, quasi in secondo piano. In questo senso San Giuseppe rappresenta un esempio emblematico: protagonista silenzioso della storia della Sacra Famiglia, nei Vangeli appare come un uomo sobrio e riservato. Non pronuncia parole, ma le sue azioni parlano con forza. Anche nelle chiese la sua statua è talvolta collocata in posizione laterale, eppure egli resta uno dei pilastri della famiglia di Nazareth.

Nella vita quotidiana molti padri incarnano proprio questo ruolo: una presenza silenziosa ma indispensabile. Come un timone che guida la rotta, il padre accompagna la crescita dei figli insieme alla madre. Padre e madre sono figure complementari, due presenze che si sostengono a vicenda e che, insieme, contribuiscono alla formazione dei figli e dell’intera famiglia.

Per questo Giuseppe viene spesso chiamato il “santo del silenzio”. Il suo non è un silenzio di assenza, ma di presenza attenta e protettiva: resta accanto, sostiene senza cercare protagonismo, protegge senza imporre.

In questo senso rappresenta ancora oggi un modello attuale di paternità. Il padre che ascolta più che comandare, che offre una guida sicura, ma lascia al figlio la libertà di scoprire la propria strada, anche quando questa appare straordinaria o difficile da percorrere.

Secondo la tradizione, Giuseppe insegna a Gesù il mestiere e il valore del lavoro, introducendolo nella vita della comunità attraverso il servizio e la responsabilità. La sua testimonianza ricorda che l’educazione passa prima di tutto dall’esempio: dai gesti quotidiani più che dalle parole. Un insegnamento semplice ma profondo, che continua ancora oggi a dare significato alla festa del papà e che, nella chiesa di San Giuseppe, trova ogni anno un luogo speciale in cui essere ricordato e celebrato.

Didascalia: ritratto di San Giuseppe nella chiesa a lui dedicata nel centro di Varese

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