Una Basilica di San Vittore gremita, commossa e avvolta in un’atmosfera di profonda gratitudine ha fatto da cornice alla prima Santa Messa solenne di don Giuseppe Bianchi. Un momento di festa straordinaria che ha unito l’intera comunità pastorale di Sant’Antonio Abate e la città di Varese.
Durante la celebrazione, particolarmente toccante è stata l’omelia pronunciata da don Stefano Pedroli. Richiamando le letture della terza domenica dopo Pentecoste, il predicatore ha voluto rimettere al centro il vero significato del sacerdozio, allontanando ogni forma di protagonismo umano: «Il Signore ha plasmato l’uomo dalla polvere — ha ricordato don Stefano — e al centro di questo splendore non ci può essere un solo uomo». Rivolgendosi poi direttamente al festeggiato, ha aggiunto: «Non ci puoi essere tu, “Beppe”. Eppure qualcosa di tuo nelle nostre lacrime, nei nostri applausi e nei nostri complimenti ci deve pur essere. Come faceva notare Benedetto XVI, noi veniamo dalla terra, certo, ma “dalla terra buona, per opera del Creatore buono”. Sei tu, ma non sei solo tu: siamo noi, è la Chiesa, è il Signore Dio».
Don Stefano ha poi ripercorso le tappe del cammino del novello sacerdote, ricordando come Dio lo abbia collocato, fin dal Battesimo e dalla scelta dei genitori Luisa e Mauro, nel “meraviglioso giardino della Chiesa”. Ha così rievocato gli anni tra le liturgie in Basilica, gli oratori, l’impegno tra Scout, GS, CLU e i cori, fino all’ingresso in seminario. Uno sguardo fiducioso è stato infine rivolto al futuro ministero, con l’invito a seguire la via indicata da Papa Francesco: una Chiesa “in uscita, ospedale da campo”, capace di portare Gesù nel fango per consolare e salvare.
A testimoniare la vicinanza della Chiesa locale, in piena comunione con l’Arcivescovo Mario e con Papa Leone, erano presenti numerosi concelebranti. Sul presbiterio hanno preso posto il prevosto mons. Gabriele Gioia e il suo predecessore mons. Luigi Panighetti, insieme ai sacerdoti della comunità di Sant’Antonio Abate e a molti amici e confratelli. In prima fila, visibilmente commossi, i genitori Mauro e Luisa con i figli Cecilia e Andrea, circondati dall’affetto e dagli applausi dei fedeli varesini.
Terminata la liturgia, i festeggiamenti si sono spostati all’aperto in piazza Canonica, dove ben 300 persone hanno preso parte a un pranzo en plein air in un clima di grande familiarità. La memorabile giornata si è poi conclusa in serata presso la parrocchia della Brunella per la celebrazione solenne di Sant’Antonio di Padova, culminata con la benedizione della nuova statua del Santo da parte dello stesso don Giuseppe.



