Il 31 Gennaio, giorno della sua morte, la Chiesa celebra la memoria di San Giovanni Bosco universalmente conosciuto con l’appellativo di apostolo della gioventù. È una ricorrenza che non riguarda solo un gigante della Chiesa, ma che parla in modo diretto e attuale al mondo dei giovani, dell’educazione e della scuola.
Don Bosco nacque nel 1815 in una famiglia povera del Piemonte e fin da giovane sentì una chiamata particolare: dedicare la propria vita ai ragazzi, soprattutto a quelli più fragili, abbandonati o a rischio di emarginazione. Divenuto sacerdote, comprese che l’educazione era la via privilegiata per restituire dignità, speranza e futuro ai giovani del suo tempo, segnato da povertà, sfruttamento e profonde trasformazioni sociali.
Il suo impegno non fu solo pastorale, ma anche sociale e educativo. Fondò oratori, scuole, laboratori professionali, creando ambienti in cui i ragazzi potessero sentirsi accolti, ascoltati e valorizzati.
Don Bosco non educava con la paura o la punizione, ma con la fiducia, la presenza costante per sviluppare una relazione autentica.
La Chiesa ha riconosciuto la grandezza della sua opera: San Giovanni Paolo II lo ha indicato come “padre e maestro dei giovani”, sottolineando l’attualità del suo carisma e il valore universale della sua missione educativa. Don Bosco rimane una figura di riferimento per tutti coloro che operano nel campo della formazione e dell’accompagnamento delle nuove generazioni.
Oggi, in un mondo attraversato da rapide trasformazioni, solitudini nascoste e nuove fragilità, il messaggio di don Bosco è più che mai attuale.
I giovani hanno bisogno non solo di istruzione, ma di adulti credibili, capaci di ascoltare, di accompagnare e di credere in loro anche quando fanno fatica a credere in se stessi.
Agli educatori e agli insegnanti, don Bosco ricorda che educare è prima di tutto un atto d’amore e di responsabilità: significa esserci, costruire relazioni, creare ambienti educativi in cui ogni studente si senta visto e valorizzato. Alla scuola, infine, il suo esempio suggerisce di non limitarsi alla trasmissione di nozioni, ma di formare persone complete, capaci di pensiero critico, solidarietà e speranza.
Celebrando don Bosco il 31 Gennaio, la Chiesa e il mondo dell’educazione rinnovano un impegno comune: mettere i giovani al centro, riconoscendo in ciascuno di loro una promessa per il futuro.
