Varese, patto tra istituzioni e locali un codice di condotta per una movida sicura

Una sinergia forte tra istituzioni, forze dell’ordine e associazioni di categoria per garantire il delicato equilibrio tra il divertimento notturno, il diritto alla quiete dei residenti e la tutela delle attività commerciali. È questo l’obiettivo del “Protocollo d’intesa per la gestione partecipata della movida nella provincia di Varese”, siglato ufficialmente questa mattina, giovedì 9 Luglio, nella prestigiosa sala del Consiglio di Villa Recalcati.

Il documento – che resterà in vigore fino al 30 settembre 2029 – è stato sottoscritto dal Prefetto di Varese, Salvatore Pasquariello, dal Presidente della Camera di Commercio, Mauro Vitiello, dal Presidente FIPE per Uniascom-Confcommercio, Giordano Ferrarese, e dalla Direttrice Territoriale di Confesercenti Lombardia, Rosita De Fino. All’incontro hanno preso parte anche i sindaci dei principali centri della provincia (Varese, Busto Arsizio, Gallarate, Saronno e Luino) e i vertici provinciali delle Forze dell’Ordine: il Questore Paolo Iodice, il Comandante dei Carabinieri Colonnello Marco Gagliardo e il Comandante della Guardia di Finanza Generale Giuseppe Coppola.

Prima della firma, il Prefetto Pasquariello ha voluto rimarcare con forza un concetto chiave: la sicurezza urbana non è un elemento negoziabile o un problema di parte, ma rappresenta un bene comune fondamentale, da preservare con cura nell’interesse dell’intera collettività.

Il cuore del protocollo risiede in una serie di impegni pratici presi dalle organizzazioni firmatarie e dagli esercenti. Tra i punti principali: videosorveglianza e illuminazione; tutela dei minori che consiste nella tolleranza zero e massimo rigore sul rispetto del divieto di somministrazione di alcolici ai più giovani; verrà introdotto e pubblicizzato (sia all’interno dei locali che sulle piattaforme digitali) un vero e proprio codice di condotta con le regole di comportamento che i clienti saranno tenuti a rispettare.

La firma di questo protocollo dimostra come la “movida” non viene più trattata come un semplice problema di ordine pubblico da reprimere a posteriori, ma come un fenomeno sociale ed economico complesso che va gestito d’anticipo. La vera sfida, da qui al 2029, sarà trasformare queste linee guida in realtà quotidiana. Il “codice di condotta per gli avventori” e il potenziamento tecnologico funzioneranno solo se si passerà dalla cultura del controllo a quella della responsabilità condivisa. I locali come presidi di legalità e i giovani come attori consapevoli di uno spazio pubblico che appartiene a tutti.

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