Varese, il Prefetto nel Salone Estense: “la libertà vive nelle scelte quotidiane”

Stamane, sabato 25 Aprile, il Salone Estense si è svolta la cerimonia che ha visto la partecipazione delle massime cariche istituzionali e militari, unite nel ricordo del sacrificio che ha dato i natali alla Repubblica. In una sala gremita e partecipe, erano presenti: il Sindaco di Varese Davide Galimberti, il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, il Presidente della Provincia, Marco Magrini , il Prevosto di Varese, mons. Gabriele Gioia, il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Col. Marco Gagliardo, il Generale della Guardia di Finanza di Varese, Giuseppe Coppola. Il momento centrale della mattinata è stato l’intervento del Prefetto di Varese, dottor Salvatore Pasquariello, che ha tenuto l’orazione ufficiale. Richiamando il magistero del Presidente Sergio Mattarella e il pensiero di pilastri della Resistenza come Piero Calamandrei e Nuto Revelli, il Prefetto ha tratteggiato la Liberazione non come un reperto storico, ma come il fondamento dinamico della democrazia italiana. “La libertà conquistata con la Resistenza — ha sottolineato il Prefetto — continua a vivere nelle scelte quotidiane delle istituzioni e di ogni singolo cittadino.” Il discorso non ha mancato di toccare le corde del territorio, ricordando figure eroiche come Calogero Marrone, il cui coraggio tra le mura di Varese resta un esempio imperituro di integrità morale. In conclusione, Pasquariello ha rivolto un appello accorato affinché i valori repubblicani siano custoditi e rinnovati, ponendo l’accento sulla responsabilità delle nuove generazioni nel mantenere viva la fiamma della democrazia. Un 25 Aprile che, a Varese, si conferma dunque un impegno collettivo: un ponte tra il passato della lotta partigiana e il presente dell’impegno civile.

“Celebrare il 25 Aprile significa ritrovarsi attorno alle radici più profonde della nostra Repubblica. Non è soltanto una data da ricordare. È il momento in cui l’Italia ha scelto la libertà. Il momento in cui un popolo ha saputo rialzarsi, riscattarsi, ricostruire. Da quella scelta sono nati la nostra democrazia e la nostra Costituzione. Da quella scelta nasce, ancora oggi, il senso del nostro stare insieme come comunità nazionale. Un primo riferimento fondamentale è quello del Presidente Sergio Mattarella, che ha definito il 25 Aprile “atto fondativo della nostra democrazia”, ricordando che dalla Liberazione nasce l’identità stessa della Repubblica. La Resistenza fu una scelta morale, prima ancora che politica.

Una scelta compiuta da uomini e donne, spesso giovani, che seppero distinguere tra libertà e oppressione, tra dignità e violenza. Tra le voci più alte della riflessione civile, Piero Calamandrei ha ricordato che la Costituzione “non è una carta morta, ma un testamento di centomila morti”, collegando in modo diretto il sacrificio della Resistenza alla nascita della Repubblica.

A loro va oggi il nostro pensiero riconoscente. E questa memoria, qui, nel nostro territorio, ha volti e storie precise. Tra le tante figure esemplari di cui ho conosciuto in questi anni tanti dettagli preziosissimi, cito una per tutte, quella di Calogero Marrone, funzionario del Comune di Varese che oggi ci ospita, il quale scelse di mettere il proprio ruolo al servizio della dignità umana, aiutando perseguitati ed ebrei a salvarsi. Una scelta che pagò con la deportazione e la vita.

La sua storia ci ricorda che la libertà non è un’idea astratta: vive nelle scelte concrete delle persone, anche nelle istituzioni.  Ed è proprio questo il punto che il Presidente Sergio Mattarella ha recentemente richiamato con forza, incontrando l’altro ieri le associazioni combattentistiche e d’arma: a chi custodisce la memoria della Liberazione va “il ringraziamento delle istituzioni e della comunità” per aver tramandato il sacrificio di chi ha restituito onore e libertà al Paese.

E Nuto Revelli, aveva descritto la Liberazione non come un fatto retorico, ma come esperienza vissuta: “La Resistenza è stata la scelta di uomini liberi.” Una frase semplice, ma potentissima, che richiama il valore della responsabilità individuale.

Non è un passaggio formale. È un’indicazione precisa: la memoria è un compito attivo, che riguarda tutti noi. Il 25 Aprile, infatti, non è solo memoria. È responsabilità. Guardare al passato significa interrogarsi su ciò che siamo oggi e su ciò che vogliamo essere come comunità nazionale. E significa anche riconoscere che libertà e democrazia non sono mai definitivamente acquisite. Lo vediamo nel mondo che ci circonda. Lo vediamo ogni volta che il diritto viene messo in discussione, che la convivenza civile si incrina, che prevale la logica della forza.

Come ha ricordato ancora il Presidente della Repubblica, il prevalere della legge del più forte porta con sé distruzione e conflitti permanenti. È un monito che ci riguarda direttamente. Perché difendere la democrazia significa, ogni giorno, rafforzare il rispetto delle regole, delle istituzioni, delle persone Significa libertà e giustizia sociale. Molto incisive al riguardo le parole di Sandro Pertini, protagonista diretto della Resistenza: “La libertà senza giustizia sociale non è che una conquista vana.” Un richiamo a non separare mai la libertà formale dalla dignità concreta delle persone.

Ed è qui che si colloca anche il ruolo delle istituzioni sul territorio. Come Prefetto, sento profondamente il dovere di rendere vivi questi valori nella quotidianità: nella sicurezza delle comunità, nel rispetto della legalità, nella tutela dei diritti di tutti.

La sicurezza non è soltanto ordine pubblico. È coesione sociale. È fiducia. È presenza dello Stato accanto ai cittadini. E il territorio della provincia di Varese dimostra ogni giorno quanto questo sia possibile. Una comunità fatta di amministratori, forze dell’ordine, associazioni, volontariato, che insieme tengono viva non solo la memoria, ma anche il senso concreto della Repubblica.

È anche questa una forma moderna di Resistenza: resistere all’indifferenza, alla frammentazione, alla sfiducia. A questo proposito cito un passaggio di Liliana Segre, che lega memoria e futuro: “Coltivare la memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza.”

Un monito attuale, che dà senso al nostro ricordare. Ma c’è un ultimo passaggio decisivo. Il 25 Aprile è una consegna alle nuove generazioni. Dobbiamo dire ai giovani che la libertà è una conquista fragile. Che la democrazia richiede partecipazione. Che i diritti vivono solo insieme ai doveri. E dobbiamo dimostrarlo con l’esempio.

Perché la memoria, se non diventa responsabilità, rischia di indebolirsi. E invece il 25 Aprile deve continuare a essere una festa unitaria. La festa di tutti gli italiani. La festa della libertà. Con questo spirito, oggi, rinnoviamo il nostro impegno. Essere, ogni giorno, all’altezza di quella libertà che ci è stata consegnata. Viva il 25 Aprile.  Viva la Liberazione. Viva la Repubblica.” Salvatore Pasquariello

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