Varese alla ricerca del lavoro perduto

Fino a qualche tempo fa vedere una serranda abbassata suscitava in noi stupore “…come mai ha chiuso?…” ci si chiedeva incuriositi.
Oggi, vedere un negozio, anzi i negozi chiusi è la normalità. Questo virus, con la prima ondata, aveva messo in ginocchio un notevole numero di esercenti e relativi dipendenti.

La seconda ondata ha dato il colpo di grazia a tutti quelli che erano “sopravvissuti” e che ora si trovano costretti a dare fondo ai propri risparmi per sopravvivere e sostenere i propri dipendenti che, ritrovandosi senza uno stipendio o con una cassa integrazione, mai arrivata o elargita con il contagocce, non riescono più a pagare gli affitti, i mutui e i prestiti.

Molti proprietari e gestori di ristoranti sono stati costretti per i diversi Dpcm hanno ridotto ridotto il numero dei coperti per rispettare le norme sul distanziamento. Inoltre, sono stati obbligati ad investire per l’acquisto di separè, mascherine, gel disinfettante e guanti dopodichè sono stati costretti a chiudere per via di un nuovo Dpcm che ha imposto per la ristorazione la regola della consegna a domicilio o dell’asporto condizione difficile da soddisfare per quei ristoranti che nei loro menù presentano piatti tipici della cultura e gastronomica varesina.

Un esempio può essere “Vecchia Osteria” un locale a conduzione familiare situato a Sant’Ambrogio gestito da Mimmo e Nadia , due giovani che hanno investito nei piatti della tradizione varesina e non nel mordi e fuggi da “fast food”.

Una situazione lavorativa difficile da affrontare per una cucina così caratteristica. I due giovani ristoratori affermano “E’ difficile lavorare così.
Piatti che per la qualità dei prodotti hanno già un valore, se poi si aggiunge il costo per la consegna a domicilio, diventa una cosa improponibile. Siamo ristoratori non rapinatori”

Il “Tortuga” situato davanti al palazzetto del basket, è un locale frequentato per lo più da giovani che si recano per l’aperitivo serale. Sulla porta, dietro la saracinesca abbassata, campeggia un cartello che ricorda a tutti il primo articolo della nostra amata Costituzione, quella Carta decantata da tutti ma ignorata da molti che recita “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”

Riccardo Carlini ©

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