Spiacenti ma la Lombardia primeggia anche nelle vaccinazioni

Il sito del Ministero della Salute ha pubblicato i dati delle vaccinazioni giornaliere  da cui risulta che la Lombardia (circa 10 milioni di abitanti) ne effettua una media  di 38.500 a fronte del Lazio (circa 6 milioni di abitanti) che si ferma a quota 22.200, vale a dire 900 in meno, pari ad oltre il 9 per cento.

Confronto ancor più impietoso se si paragonano i dati della Lombardia con quelli della Toscana (3,750.000 abitanti)  che vaccina 8.375 persone al giorno, vale a dire oltre 6.000 in meno (pari ad un consistente 58 per cento).

Addirittura deprimente il raffronto tra la Lombardia e la Campania (5milioni e ottocentomila abitanti) che vaccina 15.271 persone, mentre, per stare al pari della Lombardia, ne dovrebbe vaccinare almeno 7.800 in più.

Il lettore si può sbizzarrire come vuole mettendo a confronto i numeri della tanto vituperata regione Lombardia con quelli di tutte le altre regioni.

Da oltre un quarto di secolo le sinistre di ogni ordine e grado tentano di prendersi la regione che ha un Pil (prima della pandemia) di 388 miliardi di euro, circa 20 miliardi in più di quello dell’intera Austria.

Tutti i giornali dell’intellighenzia radical chic, con “la Repubblica” e “il Fatto quotidiano” in testa, sono da anni impegnati in una campagna di assillante denigrazione delle forze politiche di centro destra che governano la Lombardia.

Ci provano in ogni modo e regolarmente, quando si aprono le urne, si prendono musate che farebbero crollare anche il più resistente dei tori nell’arena di Pamplona il giorno della festa di San Firmino. 

È patetico l’impegno dei giornalisti sinistrorsi alla caccia quotidiana di argomenti per mettere in cattiva luce gli Amministratori lombardi. Che errori siano stati commessi da qualche assessore è innegabile, ma è profondamente scorretto ed eticamente riprovevole impegnarsi per delegittimare agli occhi dell’opinione pubblica la governance di una regione che traina, con Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, l’intero Paese dalla sua unità, 1861. 

Il crollo delle vendite dei quotidiani non dipende solo dalle diminuite capacità economiche dei lettori, ma dalle notizie non veritiere che si pubblicano e dalla faziosità degli argomenti con cui si tenta di orientarne l’opinione. 

Alberto Comuzzi ©

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