Si è svolto giovedì sera 22 Gennaio, presso la sede dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo di Varese un incontro pubblico dedicato al referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia. Una serata partecipata, con la sala gremita, introdotta dal presidente dell’Associazione Roberto Leonardi, che ha sottolineato come l’iniziativa nasca dalla volontà di offrire ai cittadini strumenti di comprensione su una riforma destinata a incidere profondamente sull’assetto istituzionale del Paese.
A moderare il confronto il giornalista Matteo Inzaghi. Al tavolo dei relatori, diviso simbolicamente tra le due posizioni referendarie, erano presenti per il fronte del Sì l’onorevole Andrea Pellicini e l’avvocato Luca Marsico, mentre per il fronte del No sono intervenuti il procuratore della Repubblica di Busto Arsizio, Massimo De Filippo, e l’avvocato Fabio Ambrosetti.
Il dibattito ha messo in evidenza come il referendum sulla Giustizia rappresenti un tema fortemente divisivo, non solo sul piano politico ma anche tra gli operatori del diritto.
Per il fronte del No, l’avvocato Ambrosetti ha espresso una netta contrarietà alla modifica della Costituzione, definendo la riforma una «truffa delle etichette». Secondo Ambrosetti, il richiamo alla separazione delle carriere sarebbe fuorviante e finalizzato a semplificare eccessivamente un tema complesso per l’opinione pubblica. Ha inoltre evidenziato come la riforma introdurrebbe elementi di criticità sul piano delle garanzie, sostenendo che alcune decisioni della nuova Corte di Giustizia non sarebbero impugnabili, con possibili conseguenze sul diritto alla difesa.
Sulla stessa linea il procuratore Massimo De Filippo, che ha posto l’accento sul metodo seguito per l’approvazione della riforma, definito eccessivamente rapido per una revisione costituzionale. «La Costituzione è la casa di tutti», ha affermato, sottolineando come la riforma non si limiti a una separazione delle carriere – già esistente nella prassi – ma introduca di fatto una separazione delle magistrature, con il rischio di aumentare l’influenza della politica sugli organi di autogoverno della magistratura. Secondo De Filippo, il nodo centrale della riforma sarebbe lo smembramento del Consiglio Superiore della Magistratura e l’indebolimento dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Dal fronte del SI, l’avvocato Luca Marsico ha invece sostenuto che i tempi siano maturi per una separazione delle carriere, esigenza sempre più avvertita all’interno delle aule di giustizia. Una riforma che, a suo avviso, garantirebbe maggiore autonomia e chiarezza nei ruoli tra giudice e pubblico ministero, favorendo al contempo una maggiore celerità delle decisioni e una necessaria sburocratizzazione del sistema.
L’onorevole Andrea Pellicini ha ricordato come la riforma fosse già presente nel programma elettorale e come la Costituzione sia stata modificata più volte nel corso della storia repubblicana. Pellicini ha respinto le accuse di un indebolimento dell’autonomia della magistratura, definendo fuorviante la campagna contraria promossa dall’Associazione Nazionale Magistrati. Secondo il parlamentare, il sorteggio dei componenti degli organi di autogoverno rappresenterebbe uno strumento per limitare lo strapotere delle correnti, la cui degenerazione – ha ricordato – è emersa chiaramente anche attraverso vicende recenti che hanno minato la credibilità della magistratura.
Sul tema delle correnti, De Filippo ha riconosciuto che esse nascono come associazioni ideali e culturali, diventando però problematiche quando si trasformano in circoli chiusi e autoreferenziali, lontani dai principi costituzionali. Pellicini ha condiviso l’analisi sulla degenerazione delle correnti, ribadendo la necessità di riportare equilibrio e trasparenza nel sistema.
In chiusura, l’avvocato Ambrosetti ha posto una riflessione di carattere più ampio, interrogandosi su quale modello di magistrato il Paese voglia costruire: una figura che, a suo avviso, dovrebbe essere profondamente consapevole della sofferenza delle persone e della realtà sociale. In questo senso, ha concluso, la separazione delle carriere dovrebbe essere prima di tutto un percorso culturale e non soltanto una modifica normativa.
Una serata di confronto acceso ma articolato, che ha confermato la complessità del tema e l’importanza di un dibattito informato in vista del referendum.
