A pochi passi dalla pista ciclopedonale del lago di Varese, giorno dopo giorno sta prendendo forma il “NeoBodio Museum Open Air”, un parco archeologico all’aperto destinato a diventare un innovativo polo culturale per il territorio.
L’iniziativa, finanziata con fondi Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) dedicati alla rigenerazione dei borghi storici, nasce dalla collaborazione di professionisti con diverse competenze (architetti, urbanisti, archeologi, e tecnici vari) sapientemente individuati dall’Amministrazione comunale di Bodio Lomnago. A dare forma concreta all’originale opera è stata la visione progettuale degli architetti Alberto Bertolini e Alessandra Galli con studio in Luvinate.
Il “NeoBodio Open Air Museum”, che dovrebbe essere completato nel Giugno 2026, si estende su un’area verde di circa 5.000 mq. Si tratta di un vero e proprio parco protetto da una barriera vegetale con ingresso a Nord caratterizzato da una scenografica palizzata lignea alta quasi tre metri. Il cuore del progetto è un edificio-museo su un unico piano, interamente vetrato e con tetto verde, di circa 400 mq. Al suo interno troveranno spazio biglietteria e caffetteria, con relativi servizi; sala espositiva flessibile, adatta a mostre permanenti e temporanee, conferenze, concerti, eventi e spettacoli; sala immersiva con apparati multimediali e sensoriali; laboratorio didattico e spazio ristoro con area tavoli.
Negli intenti dei progettisti Bertolini e Galli «il museo sarà un luogo accessibile, educativo e interattivo, con totem digitali, proiezioni dinamiche, modelli tattili e applicazioni multisensoriali per consentire una fruizione contemporanea e coinvolgente del patrimonio archeologico».
Alle spalle del museo, un’ampia radura di circa 3.000 mq circondata da vegetazione preistorica ospiterà ricostruzioni di dimore dell’età del Neolitico e del Bronzo; attività didattiche all’aperto, eventi e spettacoli culturali, con scenografie naturali e storiche.
In particolare è prevista inizialmente la realizzazione di una prima capanna preistorica ricostruita con rigore scientifico, basata sullo studio di reperti locali e tecniche tradizionali, situata accanto a un laghetto ornamentale con piante acquatiche.
Alla domanda perché intitolare il progetto “NeoBodio”, i due Architetti rispondono pronti: «il nome vuole racchiudere il senso profondo dell’iniziativa, che è di valorizzare il patrimonio archeologico neolitico e dell’ Età del bronzo che ha reso Bodio Lomnago sito riconosciuto dall’Unesco, proiettandolo nel presente attraverso un museo innovativo, aperto alla partecipazione e capace di instaurare nuove relazioni tra pubblico, reperti e memoria collettiva».
Alla realizzazione del Museo bodiese, come accennato all’inizio, hanno concorso molti professionisti. Oltre al coordinamento dell’Ufficio Tecnico Comunale realizzato dall’arch. Paola Tamborini, responsabile del Procedimento e dalla geom. Samanta Rubino, assistente Rup – insieme ai menzionati architetti Bertolini e Galli che hanno progettato e diretto i lavori dell’opera –, hanno collaborato in qualità di consulenti tecnici, l’ing. Riccardo Aceti (Strutture), il dott. geol. Arduino Belli, l’ing. Matteo Bernardi (Impianti), l’arch. Renzo Famiglietti (Acustica) l’arch. Roberto Beschin (Sicurezza), i geometri Andrea Bettini e Fabio Gervasini (Rilievo). Fondamentale la consulenza degli archeologi dott.ssa Barbara Cermesoni, dott.ssa Sabrina Luglietti (Archeo Solutions), dott. Mauro Rottoli (Archeobotanico), dott.ssa Anna Bernardoni, dott. Cristiano Brandolini (SCA), dott. Paolo Baretti.
Tra gli altri consulenti che hanno prestato la loro opera non si possono dimenticare la dott.ssa Laura Forti, Gestione e fruizione museale dell’Università Bocconi; Antea Franceschin, Laboratori sociali (Controvento Trekking); Marco Chiodo e Riccardo Bergonzo, ICT specialist e Marco Corso, Video maker.
Anche se la destinazione d’uso dell’area su cui sorge il “NeoBodio Museum Open Air” era stata individuata (e bloccata) da una precedente Giunta, va dato atto all’attuale Amministrazione e al sindaco, Eleonora Paolelli, di non avere tergiversato nel procurarsi i fondi per donare, alla propria comunità e al Paese intero, un’opera di alto valore culturale e didattico e destinata ad arricchire ulteriormente il patrimonio culturale italiano.
