Le persone che a lungo hanno vissuto, tanto hanno visto e tanto sanno. Pier Maria Morresi è una di queste.
A fare un bilancio della sua vita, stimolato dalle domande di Mario della Porta Raffo, intellettuale, scrittore, uno dei massimi conoscitori della politica americana, ha provveduto egli stesso questa mattina, sabato 18 Aprile, nell’accogliente sede dell’Associazione nazionale carabinieri (via Romagnosi 9) accolto dal presidente del sodalizio, professor Roberto Leonardi e dal vice presidente, Giorgio Stracquadanio.
Morresi, per 27 anni responsabile del Pronto soccorso dell’Ospedale di Circolo, è nato a Pola nel 1944 ed è arrivato a Varese tre anni dopo condotto per mano dal papà.
Come i 300.000 esuli del confine orientale è stato costretto a lasciare la terra natia per evitare che la polizia comunista di Tito lo prendesse troppo a cuore, come aveva già fatto con quei 15.000 italiani (ma c’è chi sostiene che siano stati tra i 20.000 e i 25.000) finiti nelle foibe, le cavità carsiche trasformate in lugubri cimiteri.
Nella nostra città ha studiato, fatto famiglia, lavorato, ma soprattutto ha dato vita a tante iniziative di volontariato sulle quali ha incentrato il suo intervento.
Morresi ha ricordato le tante missioni che, come ufficiale medico della Croce Rossa, ha svolto all’estero per portare soccorso: in Russia (dove negli anni Novanta, con un gruppo di Alpini, ha realizzato un orfanotrofio), in Turchia e a Spitak in Armenia, villaggio in cui perirono 7.000 dei 20.000 abitanti a causa del terremoto del 1988.
Lì, grazie ad un efficientissimo ospedale da campo allestito dagli Alpini, coordinò l’équipe di medici che, oltre ai ricoverati a seguito del sisma, ogni giorno si prendevano cura di non meno di 200 pazienti affetti da ogni genere di patologia.
Molte sono state le personalità che il Medico ha avuto occasione d’incontrare in tanti anni di professione: da Madre Teresa di Calcutta a san Giovanni Paolo II, dal gesuita Paolo Dall’Oglio (scomparso in Siria il 29 Luglio 2013) a Ignazio Cassis, presidente della Confederazione svizzera, dal generale di corpo d’Armata Giorgio Battisti a Giuseppe Zamberletti (1933-2019).
Con quest’ultimo in particolare ha collaborato mettendo a frutto l’esperienza maturata in tanti convegni e incontri con omologhi colleghi della vicina Svizzera, che avevano da tempo affrontato talune strategie d’intervento a seguitò di calamità.
Anche se può andare orgoglioso delle personalità incontrare e del contributo dato alla costruzione della Protezione civile italiana realizzata da Zamberletti dopo il terremoto del Friuli (6 Maggio 1976), Morresi non manca di soffermarsi su due varesini che, nell’esistenza, si sono trovati agli ultimi posti della scala sociale.
Sono Gaspare Pappalardo e Fedora Patani, vagabondi che si potrebbero definire “scemi del villaggio” e che la comunità cittadina, con bonomia, ha adottato fino alla loro scomparsa.
Il Medico ne parla con rispetto mostrando quell’umanità che ha contraddistinto la sua vita, dentro e fuori gli ospedali.
Nonostante le tante cariche ricoperte (è stato anche v.presidente dell’Istituzione che riunisce i medici d’Europa), gli encomi, i premi, le onorificenze ricevute, Pier Maria Morresi prosegue, instancabile, a promuovere iniziative, sempre a titolo onorifico.
Una volta gli è stato domandato perché si rendesse sempre disponibile a partire come volontario. «Perché qualcuno me lo ha chiesto», fu la sua risposta lapidaria.
Quanto alla filosofia di vita cui s’è ispirato, si riassume in poche parole: «guardare lontano per andare lontano», afferma.
Didascalia: da sinistra, Mario della Porta Raffo e Pier Maria Morresi
