Pubblichiamo articolo a cura del giornalista Daniele Carozzi, che ringraziamo per la gentile concessione, su un tema estremamente dibattuto in questi ultimi tempi il ritorno della leva militare.
di Daniele Carozzi – Narcotizzati di pacifismo per numerosi decenni, anche perché furbescamente protetti da quell’ombrello NATO che oggi il signor Trump pare voglia toglierci, ora ci svegliamo dal torpore pensando che in fin dei conti non è proprio vero che se sei disarmato tutti ti rispettano.
Anzi, come diceva il buon Machiavelli “il disarmato ricco è premio del soldato povero”. E così, viste le turbolenze mondiali in corso, le guerre asimmetriche, e i rischi terrorismo, andiamo a rispolverare quell’articolo 52 della Costituzione che recita “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.
Unica volta in cui appare la parola “sacro” nella Costituzione, per quella antica naja che non è mai stata abolita ma solo sospesa. E c’è chi ha elaborato un dettagliatissimo piano per la reintroduzione di un moderno servizio militare obbligatorio, diverso dalla vecchia leva ma ben articolato e con costi assolutamente contenuti rispetto al risultato ottenibile in termini di Difesa.
L’autore è Maurizio d’Orlando, bocconiano, manager che vive tra Svizzera, USA e Italia portando esperienze e consulenza nel settore energetico internazionale. «Ho pensato ad una scuola di cittadinanza attiva – esordisce l’autore del progetto – un patto fra Stato e società che, nello spirito dell’Unità nazionale, difende l’Italia e le sue libertà con la consapevole partecipazione di tutti i cittadini. L’ho denominato modello “porcospino”.»
Premesso che il 25% dei giovani ambosessi verrebbe ritenuto non idoneo per problemi di vario genere, partiamo da un campione di 309 mila giovani ambosessi abili e arruolabili, che potranno operare su quattro livelli: una forza d’élite, composta dal 20 per cento della componente attiva mediante giovani motivati e dotati di spiccate attitudini militari, oltre che formati mediante standard internazionali, con la ferma di un anno; una milizia territoriale costituita dal 55 per cento dei giovani, con reclutamento regionale e addestrati per difesa locale, controllo logistico e protezione di infrastrutture, con la ferma di 9 mesi; un corpo di Protezione Civile per emergenze, servizi ausiliari, soccorso sanitario e logistico, con una ferma di 6 mesi. Infine, sempre con ferma di sei mesi, un corpo di Vigili del Fuoco.
Gli ultimi due livelli, pur sotto disciplina militare, opereranno disarmati e lì potranno inserirsi gli eventuali obiettori di coscienza.
Che però, mette in evidenza l’autore «non avranno per il resto della loro esistenza la possibilità, come invece è avvenuto in passato, di arruolarsi in corpi armati o possedere un fucile da caccia». E dove alloggeremmo tutti questi giovani? «Lo Stato dovrà preoccuparsi di recuperare, o erigere anche in modo prefabbricato, un centinaio di caserme sul territorio nazionale nel giro di due anni, prima dell’entrata in vigore della legge.» Ma quali riconoscimenti economici sarebbero riservati a questi giovani? «Chiariamo subito che essendo un obbligo costituzionale di alcuni mesi, non avrà retribuzioni “professionali” ma una semplice “indennità di servizio”. Tuttavia ho stimato ciò in circa millecinquecento euro nette al mese per la prima fascia, quella del combattente finito. Attorno ai mille netti mensili per la Milizia territoriale e sui cinquecento netti/mese per Protezione Civile e Vigili del Fuoco. Naturalmente già “vestiti, mangiati e dormiti” a spese dello Stato.»
Infine, secondo i calcoli fatti da Maurizio d’Orlando, il tutto verrebbe a costare all’erario poco meno di 6 Mrd di euro l’anno, pari allo 0,27 del PIL, con un risparmio di circa 4 Mrd di euro rispetto ad una forza militare professionale.
Per chi vuole saperne di più e in modo assolutamente dettagliato: www.proleva2026.it
didascalia: da sin. Maurizio D’Orlando- il Generale Francesco Cosimato
