La Via del Marmo, una mostra per riscoprire storia, territorio e identità

È stata presentata questa mattina, giovedì 18 giugno, nella Sala Affreschi di Palazzo Isimbardi, la mostra fotografica “La Via del Marmo”, un progetto nato per valorizzare e raccontare uno dei percorsi più significativi della storia lombarda, quello che per secoli ha accompagnato il trasporto del marmo destinato alla costruzione del Duomo di Milano.

A fare gli onori di casa è stato Damiano Meleleo, responsabile Marketing e Turismo della Città Metropolitana di Milano, che ha introdotto gli ospiti e illustrato il significato dell’iniziativa, sottolineando il valore della collaborazione tra istituzioni, enti e realtà culturali che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

Alla presentazione sono intervenuti Francesco Vassallo, vicesindaco della Città Metropolitana di Milano, Aurora Impiombato Andreani, consigliera delegata al Turismo e Marketing Territoriale della Città Metropolitana, Alessandro Rota, presidente del Consorzio Est Ticino Villoresi, don Massimo Pavanello della Diocesi di Milano ed Elisa Butia della Veneranda Fabbrica del Duomo.

Nel corso degli interventi è emerso con forza come la mostra rappresenti molto più di una semplice esposizione fotografica. L’obiettivo è infatti quello di recuperare e valorizzare la storia della Via del Marmo, il percorso che nei secoli ha collegato le cave ai canali navigabili e infine al cuore di Milano, contribuendo alla costruzione del suo simbolo più rappresentativo: il Duomo.

Francesco Vassallo, Vice Sindaco della Città Metropolitana di Milano, ha evidenziato l’importanza dell’iniziativa come strumento di valorizzazione del territorio e di marketing territoriale. La Via del Marmo attraversava infatti aree caratterizzate da intensa attività lavorativa e da una forte operosità delle comunità locali. Attraverso la mostra si è voluto fissare nella memoria collettiva il racconto di questi luoghi, mettendo in luce non soltanto le bellezze di Milano ma anche quelle dei territori circostanti che hanno avuto un ruolo determinante nella crescita economica e sociale della città.

Aurora Impiombato Andreani ha sottolineato come il progetto sia nato grazie a una rete di collaborazioni tra enti e istituzioni, tra cui la Veneranda Fabbrica del Duomo. Le immagini selezionate raccontano alcuni dei momenti e dei luoghi più rappresentativi di questa storia secolare. La volontà è quella di rendere la mostra itinerante, portandola nei diversi territori coinvolti dal percorso della Via del Marmo, grazie anche alle numerose adesioni già raccolte.

Particolarmente significativo è stato l’intervento di Alessandro Rota, presidente del Consorzio Est Ticino Villoresi, che ha richiamato l’attenzione sul ruolo fondamentale dell’acqua nella storia e nell’economia lombarda. La mostra offre infatti l’opportunità di raccontare la quotidianità di chi vive e lavora a contatto con i canali e con il sistema delle vie d’acqua. Il Canale Villoresi, così come i Navigli, rappresenta ancora oggi una risorsa strategica che necessita di tutela e di una gestione attenta, soprattutto in un periodo segnato dai cambiamenti climatici. Le sfide future riguardano la capacità di utilizzare la risorsa idrica in modo equilibrato per sostenere agricoltura, commercio e trasporti, promuovendo una sempre maggiore collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti.

Don Massimo Pavanello, Arcidiocesi di Milano,  ha invece offerto una riflessione dal forte significato culturale e spirituale. La mostra nasce con l’intento di coinvolgere il grande pubblico e di stimolare una riflessione sul valore della memoria e della ricostruzione. Richiamando il messaggio contenuto nell’ultima enciclica di Papa Leone e la figura del profeta Neemia davanti alle rovine di Gerusalemme, ha ricordato come il percorso della Via del Marmo possa essere letto come un invito a fermarsi, osservare, ascoltare e ricostruire insieme. L’esposizione si inserisce inoltre nel programma diocesano dedicato alla visita del Pontefice in terra lombarda e rappresenta un filo ideale che conduce fino al Duomo di Milano, simbolo di fede, storia e identità cittadina. Un messaggio di speranza che guarda anche ai numerosi scenari di guerra presenti nel mondo, con l’auspicio che la cultura e la memoria possano diventare strumenti di dialogo e di pace.

A chiudere gli interventi è stata Elisa Mantia della Veneranda Fabbrica del Duomo, che ha posto l’accento sul valore storico e imprenditoriale della Via del Marmo. Il percorso racconta una storia che da secoli segue sostanzialmente lo stesso tracciato e che ancora oggi conserva una sorprendente attualità. Un tempo il trasporto del marmo rappresentava un viaggio complesso e spesso pericoloso, ma proprio attraverso questa rete di collegamenti si è sviluppata la capacità organizzativa della Fabbrica del Duomo, impegnata nell’approvvigionamento dei materiali e nella gestione di un’opera monumentale destinata a durare nei secoli. È anche il racconto di una Milano profondamente legata alle sue vie d’acqua, autentiche arterie di sviluppo economico e commerciale.

La mostra La Via del Marmo si propone quindi come un viaggio nella memoria collettiva, attraverso immagini e testimonianze che raccontano il legame tra il Duomo, i canali e i territori attraversati dal marmo destinato alla sua costruzione. Un percorso che restituisce visibilità e valore a luoghi spesso poco conosciuti ma fondamentali per comprendere la storia economica, sociale e culturale della Lombardia.

Conservare e valorizzare la memoria della Via del Marmo significa custodire l’identità di intere comunità e tramandare alle nuove generazioni il patrimonio di conoscenze, tradizioni e saperi che hanno contribuito a costruire il territorio. La storia non rappresenta soltanto un’eredità del passato, ma può trasformarsi in una leva concreta per il futuro. Percorsi come quello della Via del Marmo, raccontati attraverso mostre, iniziative culturali e progetti di valorizzazione, diventano infatti strumenti capaci di attrarre visitatori, promuovere il turismo sostenibile e generare nuove opportunità economiche. La memoria dei luoghi, quando viene preservata e resa accessibile, si trasforma in una risorsa preziosa che rafforza il senso di appartenenza delle comunità e contribuisce a costruire sviluppo, cultura e crescita per l’intero territorio.

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