La pandemia stimolo per design e arredamento

Come cambierà la vita dopo l’epidemia causata dal virus di Wuhan? È una domanda che tutti ci siamo posti. Le notizie che ascoltiamo dai telegiornali o leggiamo sui quotidiani ci portano a fare il triste conteggio dei decessi per contagio, ma ancor più a temere il disastro economico incombente.

Sono molti i settori dell’economia che hanno subito perdite ingenti, anche se qualcuno è riuscito ad attutire il danno, come, per esempio, quello dell’arredamento. In tempo di pandemia gli italiani hanno posto grande attenzione nella scelta dei mobili, secondo quanto rivelatoci da Roberto, titolare di “Riboldi Abita”, azienda di Binago in provincia di Como.

Fondata dal nonno Eugenio, l’azienda, a carattere famigliare integrata con l’ausilio di alcuni fidati collaboratori, soddisfa una clientela prevalentemente residente nelle province di Como, Varese, Lecco, Monza e Brianza e nel vasto Canton Ticino. La produzione di Riboldi spazia dall’arredo per cucine, camere da letto, soggiorni, bagni fino alla realizzazione di tendaggi e di oggetti per l’illuminazione. «Il comparto dell’arredo è uno dei pochi che non ha eccessivamente risentito dell’isolamento», spiega Roberto.

«Molte persone, nei mesi di chiusura, hanno sentito l’esigenza di ripensare gli spazi delle loro abitazioni. Prima della pandemia la casa era concepita come un luogo in cui trascorrere il tempo aldilà e al di fuori della propria occupazione. Ora, invece, è diventata un’area polifunzionale in cui svolgere attività lavorativa, ricreativa e persino sportiva. L’abitazione, oggi, deve contenere mobili multifunzione che rispondano a diverse esigenze».

Insomma per Roberto, nel giro di poco più di un anno, sarebbe decisamente mutata la mentalità della clientela in fatto d’arredamento: una vera e propria rivoluzione copernicata che sta costringendo il design a rivedere forme e spazi di mobili e di suppellettili per la casa.

«Durante il lockdown è stato praticamente impossibile vendere mobili online», aggiunge, «mentre ci siamo favorevolmente sorpresi nel constatare che è stato molto più semplice immaginare – e trovare – nuove soluzioni da proporre ai clienti. La creatività, per altro già ampia nel nostro settore, ha avuto un’ulteriore impennata che ha stupito la clientela e ancor più noi addetti ai lavori. Un certo beneficio ci è certamente arrivato dall’investimento in mobili frutto dalle minori spese in ristoranti, cinema, viaggi ai quali molti italiani sono stati costretti a rinunciare».

È davvero edificante registrare l’atteggiamento di un imprenditore come Roberto che, immerso in problemi devastanti come quelli causati dal virus di Wuhan in Italia e nel mondo, s’è concentrato ad innovare, trovando, per i suoi prodotti, nuove soluzioni adatte alle esigenze di una clientela in movimento e con pretese assolutamente diverse da quelle di solo un anno fa.

In lui scorgiamo non solo la genialità e la creatività italiane, ma quella passione per il lavoro, quello vero, che produce beni concreti e grazie al quale si crea ricchezza per le aziende e benessere per le persone.

L’emergenza Coronavirus ha avuto effetti sociali ed economici diversi a seconda dei settori.

Gli imprenditori come Roberto, anche in una situazione difficile come il lockdown nazionale o le fasce arancioni dove è impossibile vendere i propri prodotti, senza attendere soluzioni dalla politica ha saputo dirottare le proprie competenze e quelle del suo staff sulla progettualità degli spazi abitativi attendendo la riapertura per riaffermare quel rapporto cliente – azienda che rende solida ogni realtà imprenditoriale.

Una prova superata ancora una volta da una capacità tutta italiana quella di trovare soluzioni creative anche nelle difficoltà.

(Foto Roberto Riboldi – titolare di Riboldi Abita)

Donatella Salambat ©

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