Un incontro partecipato si è svolto sabato 15 Novembre alle ore 11,00, presso la sede varesina dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo. Tema dell’appuntamento: “La libertà religiosa a 60 anni dal Concilio: un dialogo ancora aperto”, affrontato da Mons. Ettore Malnati, presidente dello Studium Fidei, in dialogo con il direttore di Vareseinluce Alberto Comuzzi.
In sala erano presenti, tra gli altri, il Prevosto di Varese mons. Gabriele Gioia, il Prefetto dott. Salvatore Pasquariello, il Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD) dott. Pier-Maria Morresi, il Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo di Varese, prof. Roberto Leonardi, insieme al vicepresidente Giorgio Stracquadanio, che hanno accolto e ospitato l’incontro aprendo le porte dell’Associazione.
Ripercorrendo i sessant’anni dal Concilio Vaticano II, mons. Malnati ha ricordato come quell’assise, voluta da Giovanni XXIII e guidata fino alla conclusione da Paolo VI, segnò una svolta profonda nel rapporto tra la Chiesa e la modernità.
Tra i 16 documenti approvati, la dichiarazione Dignitatis Humanae rappresentò un passaggio storico: proclamò la libertà religiosa come diritto fondamentale, radicato nella dignità della persona, che nessuno può violare forzando l’adesione o l’abbandono di una fede.
Secondo Malnati, questo testo aprì nuovi sentieri: il dialogo ecumenico, i rapporti con ebraismo e Islam, e soprattutto una nuova consapevolezza che la fede non può essere imposta, ma soltanto proposta con libertà e testimonianza.
Mons. Malnati ha intrecciato questa riflessione con i ricordi personali legati all’arcivescovo Antonio Santin, padre conciliare e guida della diocesi di Trieste e Capodistria.
«Nel 1965 ero seminarista – ha ricordato – e ogni giovedì Santin veniva in seminario a condividere, attraverso il suo diario, i lavori del Concilio». Da quelle pagine emergono, secondo Malnati, una grande spiritualità, senso di povertà e una fede nutrita di preghiera, maturata in un territorio, quello triestino, segnato dalla pluralità religiosa fin dai tempi di Maria Teresa d’Austria.
Santin visse sulla propria pelle le tensioni dei totalitarismi e delle leggi razziali. Malnati ha ricordato i parroci del confine varesino — tra cui don Luigi Gabbani a Induno Olona e il sacerdote di Clivio — che insieme al cardinale Schuster organizzarono reti di fuga per salvare gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale.
Da queste esperienze nacque, per Santin, una convinzione profonda: la libertà religiosa è inseparabile dalla ricerca della verità, e chi tradisce la verità — personale o religiosa — tradisce anche la dignità umana.
Nell’analisi di Malnati, la riflessione della Chiesa sulla persona affonda le radici già in Leone XIII, ma trova nel Concilio la sua piena maturazione. Filosofo ispiratore, afferma, fu Jacques Maritain, che contribuì a delineare un’antropologia cristiana capace di dialogare con i diritti umani.
La libertà religiosa, infatti, ha tre dimensioni: materiale, spirituale e soprannaturale, e deve essere garantita dallo Stato non come concessione, ma come diritto inerente alla persona. Anche le sfide odierne, ha sottolineato, includono la riflessione sull’intelligenza artificiale: ogni tecnologia deve essere al servizio della persona, senza superarla né sostituirne la creatività.
Nel suo intervento, mons. Malnati ha affrontato anche il rapporto con l’Islam, tema già indicato da Paolo VI come essenziale nel dialogo tra religioni monoteiste. Ha ricordato ciò che unisce — preghiera e pellegrinaggio — ma anche le differenze: «Cristo muore per la pace, ma Maometto combatté 19 guerre», ha osservato con chiarezza, mettendo in guardia contro la strumentalizzazione politica della religione, particolarmente evidente in alcuni Paesi a maggioranza musulmana.
Per mons. Malnati, il Concilio non è un capitolo chiuso ma un processo ancora in corso, un “cammino a due polmoni”: la centralità della persona e il primato di Cristo. La Chiesa del post-Concilio vive sotto il segno della misericordia — “Dio non è venuto a condannare, ma a perdonare”, ha ricordato citando l’orientamento di papa Francesco — ed è chiamata ad essere un baluardo, una comunità che “asciuga le ferite” dell’umanità.
Sessant’anni dopo, Dignitatis Humanae continua dunque a interrogare credenti e istituzioni: la libertà religiosa rimane un dialogo aperto, una sfida che si gioca sulla dignità della persona e sulla capacità della Chiesa di offrire, nella verità, un cammino di libertà e di pace.
didascalia: da sin. Alberto Comuzzi, Direttore Vareseinluce, Mons. Ettore Malnati, Presidente Associazione Studium Fidei, dottor Salvatore Pasquariello Prefetto di Varese, Prof. Alberto Leonardi Presidente Associazione Nazionale Carabinieri in congedo di Varese.



