Si è svolto martedì 17 Giugno, nella prestigiosa Sala Napoleonica di Ville Ponti a Varese, il convegno “Tessere la rete – Approcci preventivi e integrati contro le dipendenze giovanili”. L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine, del mondo scolastico e sanitario, della Regione Lombardia (gli assessori, Lucchini, Caruso e Bertolaso) in un confronto volto a contrastare la diffusione delle droghe tra i giovani. L’iniziativa è stata fortemente voluta dal prefetto di Varese, dott. Salvatore Pasquariello, la cui prolusione integrale pubblichiamo qui sotto.
discorso-PrefettoParticolarmente incisivo l’intervento del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha sottolineato la necessità di un inasprimento delle pene per chi induce minori, anche di soli 11 anni, alla droga, spesso vendendo dosi minime a cifre irrisorie. Fontana ha anche citato l’esperienza del “bosco della droga” di Rogoredo, bonificato grazie a un intervento sinergico tra Forze dell’ordine e servizi sanitari. Un esempio concreto di come affrontare situazioni di degrado per evitare che diventino simboli negativi per le nuove generazioni. «È fondamentale – ha affermato Fontana – dare ai giovani risposte concrete e alternative di valore».
Il rappresentante della Camera di Commercio, ha spiegato come l’ente stia operando “dietro le quinte” per creare nuove opportunità lavorative e orientare i giovani verso scelte consapevoli nel campo dell’istruzione, universitario o professionale.
Il prof. Giuseppe Carcano, dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale, ha denunciato la crescente mancanza di identità nei giovani e l’azione di spacciatori che gravitano intorno agli istituti scolastici, approfittando della fragilità adolescenziale per attrarli in circuiti illegali.
Il direttore dell’ASST Sette Laghi, dott. Salvatore Gioia, ha evidenziato le difficoltà nella comunicazione con le nuove generazioni, ribadendo l’importanza dell’educazione alla salute sin dalle scuole, promuovendo stili di vita sani e consapevoli.
Nel corso del convegno, anche i Procuratori della Repubblica dei Tribunali di Busto Arsizio e di Varese, insieme a esponenti del mondo scolastico e universitario, hanno affrontato il tema dell’inclusione dei giovani con vissuti di sofferenza. Le università, è stato sottolineato, hanno il compito di accompagnare i ragazzi – in particolare quelli più fragili – in un percorso di trasformazione che impedisca loro di trasportare i disagi personali all’interno del mondo del lavoro.
Dal mondo accademico è emerso un ulteriore allarme: oltre alle droghe, molti giovani sviluppano dipendenze da social network, che provocano conseguenze gravi come insonnia, perdita della memoria, decadimento dello spirito critico, disturbi neurologici, problemi visivi e persino diabete. Si tratta, è stato detto, di una “prigione senza muri” in cui i giovani si rifugiano, spesso privi di una prospettiva futura e ignorati nei loro bisogni.
Il Procuratore della Repubblica di Busto Arsizio, dott. La Fiandra, ha ribadito l’importanza della repressione dello spaccio, riferendosi in particolare ai fenomeni nei boschi del Varesotto. Ha però sottolineato che lo sforzo repressivo risulta inefficace se non accompagnato da una rete di prevenzione e cura. «Combattere le dipendenze – ha detto – significa anche ridurre altri reati, come la violenza domestica e i reati predatori».
Anche il Procuratore della Repubblica di Varese, Antonio Gustapane, ha affermato che la sola repressione non basta: è necessario investire in educazione e prevenzione. Ha ricordato l’importanza di responsabilizzare i giovani e far loro comprendere le conseguenze delle proprie azioni. In quest’ottica, l’ingresso in comunità terapeutiche può rappresentare un’occasione di consapevolezza prima che sia troppo tardi.
Particolarmente rilevanti anche gli interventi da remoto del sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano e del prof. Giulio Maria della Fondazione Atena di Roma, che ha posto l’attenzione sulla Cannabis, oggi la droga più utilizzata al mondo. In Italia, 700.000 studenti ne hanno fatto uso, di cui circa 150.000 in modo quotidiano. Il 10% sviluppa una vera e propria dipendenza. Dietro questo consumo si nasconde il mondo della criminalità organizzata.
La Cannabis, ha spiegato il Docente, agisce negativamente su memoria, apprendimento e sviluppo cerebrale. Il suo utilizzo è in crescita anche tra donne in gravidanza e in allattamento. Tra gli adolescenti rallenta i processi cognitivi e può provocare danni cerebrali irreversibili.
I disturbi collegati all’uso di Cannabis includono: riduzione della memoria a breve termine, difficoltà nella coordinazione, alterazione della sfera sessuale, calo del rendimento scolastico, e aumento di disturbi psichiatrici, come la schizofrenia.
Si tratta, ha concluso, di una sostanza tutt’altro che “leggera”, facilmente accessibile e spesso sottovalutata nei suoi effetti devastanti.
Molto illuminanti gli interventi delle Forze dell’ordine.
Nei primi cinque mesi del 2024, la Polizia di Stato ha segnalato 53 giovani – di età compresa tra i 14 e i 34 anni – per reati legati alla droga. Nello stesso periodo del 2023 erano stati 51. Il colonnello Alessandro Giuliani, comandante del reparto operativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Varese, ha sottolineato come i giovani coinvolti in questi reati si trovino poi a dover affrontare procedimenti penali, con pesanti ripercussioni sul loro futuro, in particolare quando si affacciano al mondo del lavoro.
In Italia, il consumo di sostanze stupefacenti è considerato un illecito amministrativo: comporta sanzioni come il ritiro della patente di guida, del passaporto e può influire negativamente anche nella concessione di licenze lavorative o per attività ludiche. La dipendenza porta spesso a una spirale pericolosa: per procurarsi denaro, i ragazzi finiscono col commettere ulteriori reati finendo per compromettere legami familiari e amicizie.
Uno dei fenomeni più critici nella provincia di Varese è quello dello spaccio nei boschi, diffuso in modo capillare dal Nord del territorio fino alle zone limitrofe al Comasco, al Sud dei laghi varesini, fino alle porte di Malpensa e al Parco del Lura. Il problema, però, non è solo geografico: ciò che alimenta il fenomeno è soprattutto l’elevata domanda. I dati provenienti dagli impianti di depurazione della provincia confermano un consumo di cocaina tra i più alti.
Lo spaccio è gestito da gruppi di origine magrebina che controllano il territorio attraverso bivacchi organizzati, spesso armati di coltelli, pistole e fucili. Operano nei boschi con l’appoggio di fiancheggiatori – generalmente consumatori – che collaborano nella distribuzione della droga. Questi punti di spaccio sono mobili e vengono attivati o smantellati a seconda dell’intensità dell’attività di contrasto.
Per combattere questo fenomeno, l’Arma dei Carabinieri ha attivato due direttrici principali: l’azione investigativa e la prevenzione. Quest’ultima è portata avanti anche attraverso la presenza sul territorio degli squadroni specializzati, come i “Cacciatori”, impegnati soprattutto nella localizzazione e smantellamento dei bivacchi, anche in orario notturno. Inoltre, sono attivi programmi di educazione alla legalità nelle scuole.
Il tenente Gabriele Romano, della Guardia di Finanza di Varese in servizio a Malpensa, ha evidenziato il ruolo strategico dell’aeroporto come primo filtro contro l’ingresso di nuove droghe, spesso sintetiche o semi-sintetiche, provenienti dall’Africa centrale, dal Sud-Est asiatico e dal Nord America. Si tratta di sostanze ancora poco conosciute e potenzialmente molto pericolose.
Infine, l’avvocato Boni, dell’Ordine degli avvocati di Varese, ha illustrato il funzionamento del sistema sanzionatorio per i minori. Il Tribunale dei Minorenni stabilisce tempi e modalità dei procedimenti, con l’obiettivo di accompagnare il minore in un percorso di recupero e reinserimento sociale, piuttosto che di mera punizione.
Nel pomeriggio il convegno ha affrontato il problema con esperti in materia sanitaria ed in particolare pscichiatrica.
