Celebrata questa mattina, 24 Gennaio, la festa del patrono dei giornalisti, San Francesco di Sales. Nella cappella dell’oratorio di Biumo superiore in Varese, il prevosto mons. Gabriele Gioia, il decano don Maurizio Cantù e i sacerdoti don Adriano Sandri e don Guido Villa hanno concelebrato la Santa Messa alla quale ha preso parte una nutrita rappresentanza di giornalisti varesini.
Nel corso dell’omelia monsignor Gioia, riflettendo sul capitolo 12 del Vangelo di Marco, ha sottolineato come Gesù nella parabola dei vignaioli omicidi, ponga l’attenzione sulle persone e non sui frutti della vigna.
Mettendo in parallelo l’atteggiamento del contadino della parabola con quella del giornalista, il Celebrante ha tratto la conclusione che quest’ultimo deve porsi in ascolto della Parola di Dio prima ancora di badare al buon risultato del proprio lavoro.
Ma c’è di più: l’anima dell’informatore di professione è il servizio alla verità. Ancora in analogia con il passo evangelico monsignor Gioia ha sottolineato come il proprietario della vigna abbia “mandato”, “inviato” due suoi collaboratori a parlare ai vignaioli.
Due verbi, ha precisato, che sono consustanziali alla professione del giornalista, che per raccogliere informazioni è mandato, inviato nel mondo.
Il servizio alla verità, ha chiosato il Prevosto, talvolta implica anche alti rischi, fino a mettere in gioco la vita. Infine un pensiero che ha il sapore dell’ammonimento, pronunciato con parole garbate, ma ferme: nessuna novità tecnologica, intelligenza artificiale compresa, potrà mai sostituire l’umanità, il cuore del giornalista.
Nel corso della Messa sono stati ricordati, uno ad uno, i giornalisti varesini deceduti. Un atto nobile carico di profonda pietas cristiana.
Prima della celebrazione eucaristica nella sala parrocchiale s’è svolto un incontro sulla professione giornalistica animato dal giornalista varesino Gianfranco Fabi, dal presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Riccardo Sorrentino e dal direttore della Scuola di giornalismo della Svizzera italiana, Roberto Antonini.
Molte le osservazioni scaturite dagli interventi dei relatori e del numeroso pubblico con, al centro, le luci e le ombre prodotte dell’intelligenza artificiale che, è stato salomonicamente sentenziato: «è utile al giornalista solo se questi, conoscendola, è in grado di governarla».
È sotto gli occhi di tutti che l’informazione sia su un piano inclinato e che sempre più ormai si badi alla reputazione di chi scrive o commenta. I cittadini sono aggrediti da notizie false e da messaggi di cui s’avvantaggiano spregiudicate élite.
Da qui la perdita di fiducia nei media e la corsa ad informarsi sui social (che a loro volta sono controllati da élite ancor più esclusive).
Insomma per i giornalisti “mala tempora currunt” (corrono tempi cattivi).

