Il cattolicesimo associato tra crisi e vocazione: la sfida della Dottrina sociale della Chiesa oggi

Mercoledì 9 Luglio, alle ore 15.00, nella suggestiva cornice della cripta dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (Largo Gemelli 1), si è svolto l’incontro dal titolo “Il cattolicesimo associato nella Dottrina sociale della Chiesa. Da Leone XIII a Leone XIV”. Un appuntamento di grande spessore, che ha inteso offrire una riflessione profonda e attuale sulle radici e l’evoluzione dell’impegno sociale del cattolicesimo italiano, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa e delle figure dei pontefici che ne hanno delineato le fondamenta, a partire da Leone XIII.

Ad aprire i lavori è stato Antonio Inchingoli, presidente delle edizioni Traguardi Sociali, che ha richiamato l’urgenza di una rinnovata attenzione verso l’associazionismo cattolico, in un contesto sociale sempre più frammentato, instabile e disorientato.

Tra i relatori, nomi di alto rilievo nel panorama ecclesiale, accademico e sociale: Mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano; Renato Pecchia, presidente provinciale del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) di Milano; il Prof. Michele Rosboch, ordinario di Storia del diritto italiano ed europeo presso l’Università di Torino; ilProf. Lorenzo Ornaghi, presidente onorario della Scuola di Storia e Diritto presso l’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica; ilProf. Alfonso Luzzi, presidente generale del MCL, che ha concluso i lavori

L’incontro ha rappresentato un’occasione preziosa per riaffermare l’attualità della Dottrina sociale della Chiesa e la necessità di una partecipazione attiva, responsabile e consapevole dei cattolici alla vita del Paese, per contribuire alla costruzione di una società più giusta, solidale e umana. Accurata e profonda, la prolusione dell’Arcivescovo Mario Delpini che ha evidenziato con lucidità le criticità del momento attuale. In un tempo segnato da una profonda crisi culturale, sociale e spirituale, parlare di Dottrina sociale della Chiesa e di Movimento Cristiano dei Lavoratori significa affrontare una sfida complessa, ma quanto mai necessaria. L’insegnamento sociale della Chiesa continua a proporre valori universali – la dignità della persona, il lavoro come vocazione, la giustizia sociale – ma lo fa in un contesto sempre più indifferente, quando non apertamente ostile. Due interrogativi emergono con forza: quale spazio resta oggi per l’associazionismo cattolico nella società contemporanea? E quale forza profetica può ancora esercitare la Dottrina sociale della Chiesa in un mondo che ha smarrito il senso del bene comune? Delpini ha individuato tre grandi ostacoli. Il primo è una silenziosa complicità nel disinteresse verso tutto ciò che nasce dall’ispirazione cristiana. Lo dimostra, ad esempio, la quasi totale assenza di attenzione mediatica verso la recente Settimana sociale dei cattolici in Italia, pur avendo coinvolto sia il Santo Padre sia il Presidente della Repubblica. Un evento di grande portata, quasi ignorato dall’opinione pubblica.

A questa marginalizzazione si aggiunge un individualismo dilagante, che celebra un “io” autoreferenziale e velleitario, rendendo quasi anacronistico anche solo parlare di movimento o di comunità. In una società che premia l’autosufficienza, il concetto stesso di associazione appare fuori tempo. Terzo elemento critico è il crescente sospetto di irrilevanza. I grandi temi della Dottrina sociale – pace, giustizia, lavoro, fraternità – vengono considerati spesso utopie sterili. Le parole dei Papi sulla pace, ad esempio, vengono liquidate con cinismo, come fossero espressioni ingenue o persino inviti alla resa. In un contesto dominato dal conflitto e dalla competizione globale, il messaggio evangelico appare, agli occhi di molti, debole e superato.

Questa cultura dominante incide profondamente anche sull’associazionismo cattolico, oggi in evidente difficoltà. Il calo di partecipazione, il crescente distacco delle nuove generazioni e l’invecchiamento delle strutture organizzative pongono interrogativi seri sul futuro. Le organizzazioni, pur forti di una storia gloriosa, faticano a comunicare senso e rilevanza nel presente. Alla retorica dell’“ispirazione cristiana” non sempre segue una reale operosità evangelica. Spesso, ha sottolineato Delpini, ci adattiamo ai modelli dominanti, perdendo incisività e coerenza. Anche il ricordo del passato rischia di diventare autocelebrazione sterile, priva di forza progettuale. La memoria diventa così un museo, non un motore di rinnovamento. A ciò si sommano le divisioni interne, le frammentazioni, la tendenza a contrapporsi piuttosto che a costruire insieme. Un cattolicesimo segnato da critiche, lamentele e disillusione non può attrarre chi cerca autenticità e visione.

Eppure, ha ribadito l’Arcivescovo, l’associarsi non è un riflesso di chiusura o difesa, ma una risposta a una vocazione. Non si tratta di ritirarsi in piccoli gruppi identitari per difendersi dal mondo, ma di vivere una missione: essere cristiani nella storia, nella società, nel mondo del lavoro. La storia dell’associazionismo cattolico ne testimonia le stagioni: con Leone XIII e la Rerum Novarum nasce la stagione del permesso di associarsi, in cui i cattolici, esclusi dalla politica, iniziano a organizzarsi per affrontare le sfide dell’industrializzazione. Nel dopoguerra si apre la stagione della chiamata ad associarsi: i cattolici sono chiamati a essere protagonisti nella ricostruzione, nella politica, nel sindacato e nella formazione. Gli anni post-1968 segnano la stagione della crisi: tensioni ideologiche e perdita di identità portano al declino di numeri e slancio. Oggi viviamo una nuova stagione, che potremmo definire della fiducia e della speranza. Una stagione in cui conta meno la quantità e più la qualità della motivazione.

Nonostante tutto, l’associazionismo cattolico può ancora essere una forza generativa. Può alimentare relazioni vere, formare coscienze libere, costruire una società più umana. Ma questo sarà possibile solo se torneremo a pensarlo come risposta a una vocazione, non come sopravvivenza di una struttura. In un tempo in cui la pace sembra una parola vana, il lavoro perde dignità e l’economia si impone sulla persona, la Dottrina sociale della Chiesa continua a offrire una visione alta dell’uomo e del vivere insieme. Spetta a noi renderla credibile. E questo richiede fiducia, testimonianza e un’associazione che sia missione prima ancora che organizzazione.

Nell’ambito del simposio si è svolta la premiazione del terzo premio nazionale «Identità e storia del cattolicesimo associato in Italia».

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