I nonni patrimonio di saggezza e dignità

Nella festa dedicata alla Visitazione di Maria in san Giovanni Laterano a Roma, lo ha ribadito con forza: “il Signore- ha detto il Santo Padre – conosce ognuna delle nostre sofferenze di questo tempo, egli è accanto a quanti vivono l’esperienza dolorosa di essere messi da parte , la nostra solitudine, resa più dura dalla pandemia, non gli è indifferente”.

Ma verso le persone anziane, aggiunge, occorre un approccio diametralmente opposto a quello avuto con il nonno di Gesù, San Gioacchino che, ricorda il Santo Padre, “fu allontanato dalla sua comunità perché non aveva figli e la sua vita, come quella della sua sposa Anna ,era considerata inutile”.

E invece agli anziani il Signore, aggiunge papa Francesco, manda angeli pronti a consolare la solitudine: “ogni nonno e ogni anziano – spiega il Sommo pontefice – riceve la visita di un angelo. specialmente chi tra di noi è più solo”. E questi angeli hanno mille volti differenti ma una missione comune: riportare un sorriso radioso sulle labbra di nonni che, nella loro vita, hanno saputo regalare centinaia, migliaia di sorrisi a quanti ne avevano bisogno. “Alcune volte – spiega papa Francesco riferendosi a questi angeli – essi avranno il volto dei nostri nipoti, altre dei familiari, degli amici di sempre o di quelli che abbiamo conosciuto proprio in questo momento difficile”.

Il valore di una presenza, di una condivisione , di una storia che continua e ha ancora molto, molto da scrivere e raccontare riferito alla cosiddetta terza età si respira nella parole del Pontefice con la soavità di una carezza. Ecco il rispetto per una storia che, qualora la vita prosegua, è destinata a diventare la storia, l’approdo di tutti.

“Non importa quanti anni hai – aggiunge papa Francesco – se lavori ancora oppure no, se sei rimasto solo o hai una famiglia, se sei diventato nonna o nonno da giovane o più in là con gli anni, se sei ancora autonomo o se hai bisogno di essere assistito perché non esiste un’età per andare in pensione dal compito di annunciare il Vangelo, di trasmettere le tradizioni ai nipoti, c’è bisogno di mettersi in cammino e, soprattutto, di uscire da se stessi per intraprendere qualcosa di nuovo”.

Vi è il concetto di una forza che nasce dalla luce vivificante di Dio in grado di frantumare un senso di solitudine del tutto umano che rischia di pesare come un macigno .

“La mia solitudine – afferma il pontefice – non è un macigno troppo pesante? Quanti di voi si fanno questa domanda, Gesù stesso si è sentito rivolgere una domanda di questo tipo da Nicodemo il quale gli chiese come può nascere un uomo quando è vecchio?

Ciò può avvenire, risponde il Signore, aprendo il proprio cuore all’opera dello Spirito Santo che soffia dove vuole”. Francesco mette in pista le parole della sua “Fratelli tutti” ricordando la necessità di compiere “un salto verso un nuovo modo di vivere” che porti a riconoscere il fatto di “essere tutti debitori gli uni degli altri affinché l’umanità rinasca”. E, in questo, anche il valore della preghiera ha la sua parte dorata.

“Come ha detto una volta il mio predecessore papa Benedetto – aggiunge Francesco – santo anziano che continua a pregare e lavorare per la Chiesa, la preghiera degli anziani può proteggere il mondo, aiutandolo in modo forse più incisivo che l’affannarsi di tanti”.

Un discorso che ha valore, dice, “soprattutto in questo tempo così difficile per l’umanità nel quale stiamo tutti attraversando il mare tempestoso della pandemia”. Il Santo Padre chiude il messaggio richiamando alla memoria la figura di Charles De Foucault: “la sua vicenda- afferma- mostra come sia possibile , pur nella solitudine del proprio deserto, intercedere per i poveri di tutto il mondo e diventare davvero un fratello e una sorella universale”.

Cristiano Comelli ©

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