Forte ripresa economica. Chi s’è né accorto?

Oltre alle tensioni provocate con l’introduzione di un ricattatorio quanto asfissiante green pass, il governo Draghi si trova ora a far fronte anche alle preoccupazioni di milioni di italiani per la situazione economica.

Al raggiante annuncio de “Il Sole 24 Ore” che, già a fine Luglio, annunciava: «Vola il Pil nel secondo trimestre 2021: +2,7%. In 5 mesi + 400mila occupati. La variazione acquisita della crescita per il 2021 è pari a + 4,8%. Occupati in aumento, ma 470mila in meno dall’inizio del Covid», fa riscontro la ben più mesta considerazione di Confesercenti, che ha segnalato «un calo di circa 5.000 euro a famiglia, il peggiore (dato) di sempre nella storia della Repubblica Italiana».

A parte i 5,6 milioni di persone in povertà assoluta stimate dall’Istat (Istituto nazionale di statistica), anche il cittadino comune, che settimanalmente va al supermercato, si rende conto che, a parità di spesa rispetto a pochi mesi fa, la borsa è sempre più leggera e se si ferma alla pompa di benzina, per il pieno di carburante (60 litri) deve sborsare dai 10 ai 12 euro in più, senza contare gli aumenti delle bollette del gas e dell’energia elettrica.

Spiega la Coldiretti, importante associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana, che gli aumenti non riguardano solo petrolio, gas e metalli, perché anche «i prezzi delle materie prime alimentari hanno raggiunto, a livello mondiale, il massimo da dieci anni trainati dalle quotazioni in forte aumento per oli vegetali, zucchero e cereali».

A tirare la volata, sempre secondo la Coldiretti, sono i prezzi internazionali dei cereali cresciti del 36,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre i prodotti lattiero caseari sono saliti del 28% rispetto all’anno scorso, ma va anche segnalato il balzo del 10% nelle quotazioni della carne.

Così il pane è aumentato di un euro al chilogrammo e la pasta di 50 centesimi. Con la pandemia, continua l’analisi della Coldiretti, si è aperto uno scenario «di riduzione degli scambi commerciali, di accaparramenti, di speculazioni e d’incertezza per gli effetti dei cambiamenti climatici che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per garantire l’alimentazione delle popolazione».

La paura di non poter soddisfare i bisogni primari come il cibo ha convinto la stessa Unione Europea a lanciare una consultazione pubblica per raccogliere contributi dagli operatori, ma anche dalle autorità e dai cittadini per realizzare un piano finalizzato a conquistare l’autosufficienza alimentare.

«L’emergenza Covid sta innescando un nuovo cortocircuito sul fronte delle materie prime anche nel settore agricolo nazionale che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia», rileva ancora la Coldiretti, «che è fortemente deficitaria ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri».

In pratica l’allarme globale provocato dal virus di Wuhan ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma anche le fragilità presenti in Italia sulle quali occorre intervenire per difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali.

Alla luce di questa situazione, che ha sullo sfondo il sempre più chiacchierato great reset, incuriosisce l’accentuato interesse per l’agricoltura di Bill Gates, diventato in questi ultimi tempi il più grande proprietario terriero degli Stati Uniti, dove possiede oltre un miliardo di metri quadrati di superficie coltivabile, come rivelato da “The Land Report”, l’organo ufficiale d’informazione dei proprietari agricoli statunitensi.

Il fondatore di Microsoft, direttamente o tramite “Cascade Investments”, il suo principale fondo d’investimento, controlla tenute agricole in 18 Stati, le più importanti delle quali si trovano in Louisiana (69.071 acri), Arkansas (47.927 acri) e Nebraska (20.588 acri).

La Fondazione Bill and Melinda Gates è stata il principale investitore della Svalbard Global Seed Vault (deposito globale di semi delle Svalbard) che è la più grande miniera di sementi realizzata in Norvegia, nelle isole Svalbard.

La struttura, più protetta di Fort Knox, tutela e conserva il patrimonio mondiale delle sementi (4 milioni di diverse specie) che costituiscono tutto ciò che l’uomo ha sviluppato nel campo della conoscenza agricola dalla sua apparizione sulla terra. Scopo del deposito sarebbe quello di preservare la biodiversità in caso di disastri nucleari o naturali.

Alla protezione dello strategico Centro concorrono altri possessori: la Fondazione Rockefeller, creata nel 1913 da John Davison Rockefeller senior (1839-1937) e da suo figlio John Davison Rockefeller junior (1874-1960), proprietari della società petrolifera Standard Oil, con lo scopo dichiarato di «promuovere il benessere del genere umano in tutto il mondo» e la Monsanto-Bayer, una multinazionale tedesco-americana di biotecnologie agrarie, specializzata nella produzione di sementi transgeniche.

A queste due istituzioni si affiancano anche DuPont Pioneer, il più grande produttore statunitense di semi ibridi per l’agricoltura e la svizzera Syngenta, una delle aziende più importanti nel settore dell’agro-industria mondiale, impegnata nella produzione di mezzi tecnici per l’agricoltura e nelle attività nel campo delle sementi.

Ebbene queste tre multinazionali controllano il 90 per cento del mercato mondiale dell’agricoltura.

Sosteneva Henry Kissinger, segretario di Stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford tra il 1969 e il 1977 che «chi controlla il petrolio controlla i Paesi, chi controlla il cibo controlla le popolazioni».

Dopo la paura generata dal virus di Wuhan il prossimo gradino per raggiungere il nuovo ordine mondiale sarà quello di discriminare tra chi merita e chi non merita d’essere sfamato?

Alberto Comuzzi ©

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