«In un testo delle origini del cristianesimo, la Didachè, leggiamo “Cercate ogni giorno il volto dei santi e trovate riposo nei loro discorsi”. Ora, sebbene Domenichino non sia ancora annoverato nella schiera dei santi, dalla sua spiritualità, dalla sua fede, dalla sua azione e dai suoi pensieri non possiamo che ricavare fascino, attrazione e incoraggiamento a camminare sulla via della Chiesa».
Così Paolo Costa ha introdotto la serata d’apertura della festa parrocchiale di Oltrona al Lago, dedicata al tanto venerato ragazzino del Sacro Monte salito al Cielo in odore di santità nel 1950.
Al centro dell’incontro il libro di Carla Tocchetti, con prefazione dell’arciprete del Sacro Monte, monsignor Eros Monti, nell’ambito del quale è stata ripubblicata la biografia ormai esaurita scritta nel 1951 da Maricilla Piovanelli, integrata con uno studio della stessa Tocchetti di inquadramento storico del travagliato periodo 1936-1950.
Dalla meticolosa analisi dei documenti d’epoca e dalla raccolta di testimonianze l’Autrice ha ricavato un quadro molto prezioso ai fini della comprensione di un’epoca e di una figura ancora oggi amatissima.
Ma chi era Domenichino e perché ancora oggi attira l’interesse e la devozione di tantissimi fedeli?
Domenico Zamberletti, fratello minore di Giuseppe, ministro fondatore della Protezione civile nazionale, era il figlio dei gestori dell’albergo Camponovo, tuttora esistente e operante nei pressi del santuario della Madonna del Monte.
Sin da piccolo Domenico dimostrò una spiccata spiritualità. Chierichetto, anzi responsabile dei chierichetti, ebbe doti musicali non indifferenti tanto che a nove anni aveva il compito di suonare l’organo durante le funzioni religiose. A Gennaio 1949, quando non aveva ancora tredici anni, contrasse una leucemia che un anno e mezzo dopo lo avrebbe portato in cielo. Per comprendere fino in fondo Domenichino occorre proprio, come si fa nel libro di Tocchetti, rileggerne le profondità dell’animo, da sempre portato alla preghiera, alla venerazione della Madonna e di San Domenico Savio; occorre ammirarne la capacità di accettazione del proprio destino, l’attenzione appassionata per gli altri, soprattutto i giovani e i poveri.
Domenichino fu insomma un piccolo gigante della fede, un faro dalla luce intensa che si prolunga fino al giorno d’oggi sul mondo e su noi che lo abitiamo spesso a fatica o con qualche difficoltà. Introducendo la serata, il parroco don Marco Casale ha detto che pensando al centenario francescano è stato scelto di dedicare la serata a questa figura legatissima al territorio, a una storia apparentemente normale che tuttavia presenta chiari segni di un oltre che si manifesta.



