Si è tenuto stamane, mercoledì 20 Maggio, un incontro cruciale a Villa Recalcati per fare il punto sulla crisi che sta colpendo il colosso degli elettrodomestici Electrolux. Attorno al tavolo si sono riuniti il vicepresidente della Provincia di Varese, Giacomo Iametti, il consigliere provinciale Carmelo Lauricella e Rodolfo Di Giglio, dirigente dell’area Lavoro dell’Ente di piazza Libertà.
L’attenzione è focalizzata sui massicci licenziamenti annunciati dall’azienda, che in Italia conta cinque sedi (tra cui Susegana a Treviso e Cerreto d’Esi ad Ancona). Il sito che preoccupa maggiormente il territorio della sponda lombarda è quello di Solaro, situato nella città metropolitana di Milano, che occupa circa 700 dipendenti e collabora strettamente con il tessuto produttivo delle province di Como, Monza Brianza e Milano.
Una parte significativa di questi lavoratori risiede proprio in provincia di Varese, anche se il numero esatto dei residenti coinvolti non è ancora quantificabile.
Forte dell’esperienza maturata con la gestione della crisi Beko, la Provincia di Varese si è mossa tempestivamente. «sulla base della sinergia già collaudata tra sindaci e sindacati per trovare soluzioni concrete. Vogliamo replicare lo stesso modello anche per Electrolux», ha spiegato il vicepresidente Iametti.
Il prossimo passo è già fissato per lunedì 25 Maggio, giorno in cui si terrà un primo tavolo tecnico per approfondire le tematiche e comprendere le ricadute reali della crisi sulla filiera e sull’indotto, sia diretto che indiretto.
Il Consigliere delegato ha ribadito l’impegno della Provincia nell’attivazione di politiche attive del lavoro. Attraverso tavoli tecnici dedicati, l’Ente monitorerà le figure professionali coinvolte per mappare le competenze necessarie sul mercato. Qualora emergessero forti divari (gap) professionali, la Provincia interverrà direttamente in sinergia con gli enti formativi del territorio per avviare percorsi di riqualificazione e ricollocamento.
Il grande punto di domanda resta l’appuntamento del 25 Maggio a Roma con il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, dove si cercherà di capire quanti, dei 1.700 dipendenti totali di Electrolux in Italia, rischino effettivamente il licenziamento.
I tavoli ministeriali – come emerso anche dalla recente vicenda Beko – continuano a evidenziare le medesime criticità strutturali: un costo dell’energia insostenibile per le aziende cosiddette “energivore” e una concorrenza spietata da parte della Cina. Tuttavia l’impressione diffusa è che molte multinazionali presenti in Italia, dopo aver accumulato profitti per anni, scelgano di disinvestire e chiudere i siti produttivi nostrani usando i costi del personale o dell’energia come alibi.
In questo scenario, emerge una riflessione amara. Nonostante gli sforzi locali della Provincia di Varese – che promuove costantemente tavoli tecnici e iniziative di incontro tra domanda e offerta come i Job Day – le istituzioni sembrano costrette a rincorrere costantemente le emergenze, anziché prevenirle. Senza politiche industriali nazionali ed europee adeguate e strutturali, il rischio concreto è quello di assistere a una progressiva capitolazione del nostro sistema produttivo di fronte a colossi globali come la Cina e, in prospettiva, l’India.
