La Fondazione Ambrosianeum di Milano ha ospitato un convegno dedicato alla strage di Vergarolla, una delle pagine più dolorose e controverse della storia del confine orientale italiano. L’iniziativa si è svolta nella sede di via delle Ore e ha riunito studiosi, rappresentanti delle associazioni degli esuli e autorità civili e militari con l’obiettivo di approfondire, alla luce delle più recenti ricerche, le cause e le conseguenze della tragedia che il 18 agosto 1946 sconvolse Pola.
Ad aprire l’incontro è stato il presidente della Fondazione Ambrosianeum, Fabio Pizzul, che ha ricordato la missione culturale dell’istituzione, nata per mantenere viva la memoria del secondo dopoguerra e favorire la riflessione sui grandi temi della storia contemporanea.
A moderare il convegno è stato Davide Rossi, vicepresidente di FederEsuli, che ha sottolineato come il 1946 rappresenti un anno decisivo per comprendere il destino dell’Italia e del confine orientale. Un anno segnato dalla strage di Vergarolla, dalle tensioni internazionali che avrebbero portato alla Guerra Fredda e da eventi drammatici che colpirono la popolazione italiana dell’Istria e della Dalmazia.
Tra gli ospiti presenti il vicesindaco di Milano Elena Buscemi, il presidente del Comitato provinciale di Milano dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Claudio Giraldi, il generale Sepe, comandante dell’Esercito in Lombardia, il consigliere regionale Christian Garavaglia ed Elisabetta Barich dell’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo, che ha portato i saluti del presidente Gianni Varisco e del presidente onorario Toni Concina.
Claudio Giraldi ha espresso soddisfazione per un incontro dedicato a una vicenda rimasta troppo a lungo ai margini della memoria nazionale, rivolgendo inoltre un ringraziamento ad Annamaria Crasti per il costante impegno nella divulgazione della storia dell’Adriatico orientale.
Lorenzo Salimbeni ha ricostruito il contesto nel quale maturò la tragedia. Il 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Vergarolla, si svolgeva una manifestazione sportiva organizzata dalla Pietas Julia, storica società sportiva polesana. La competizione voleva rappresentare un momento di serenità e di aggregazione per la popolazione italiana della città, in un clima sempre più difficile e oppressivo. Attraverso lo sport, la Pietas Julia cercava infatti di mantenere viva l’identità italiana di Pola.
Lo storico Kristian Knez, del Centro Italiano Carlo Combi di Capodistria, ha illustrato il quadro politico e diplomatico dell’epoca, caratterizzato dalle rivendicazioni territoriali della Jugoslavia di Tito. Attraverso documenti e verbali dell’epoca, Knez ha mostrato come la propaganda jugoslava tendesse a ridimensionare la presenza italiana in Istria per sostenere le richieste di annessione. Ha inoltre evidenziato come molte testimonianze e relazioni internazionali confermassero invece la forte maggioranza italiana presente a Pola. L’obiettivo politico del regime comunista jugoslavo, secondo il relatore, era quello di ottenere il controllo di Trieste e dell’intera area istriana, in un contesto nel quale ogni voce contraria all’annessione veniva ostacolata o repressa.
Particolarmente atteso l’intervento dello storico Gaetano Dato, autore di importanti ricerche sulla strage di Vergarolla. Basandosi su documentazione conservata soprattutto negli archivi statunitensi, Dato ha ricostruito gli eventi di quel tragico pomeriggio del 18 agosto 1946. Alle 14.15 una violentissima esplosione provocò la morte di almeno 65 persone, tra cui molti bambini, oltre a numerosi feriti e dispersi. Le mine presenti sulla spiaggia erano considerate disinnescate e poste in sicurezza, ma le indagini dell’epoca raccolsero diversi elementi che fecero pensare a un attentato deliberato. Alcuni superstiti riferirono di aver visto una scia azzurra dirigersi verso gli ordigni poco prima dell’esplosione, mentre altri parlarono della presenza di un uomo in abito grigio nei pressi delle mine.
Dato ha ricordato come la strage si inserisse in una fase estremamente delicata delle trattative internazionali che avrebbero portato alla firma del Trattato di pace di Parigi. Dai documenti emerge inoltre l’esistenza di movimenti clandestini e traffici di armi destinati a gruppi contrari al regime di Tito. Tra le ipotesi formulate dagli studiosi vi è quella che l’attentato possa essere stato finalizzato a bloccare possibili forme di resistenza all’annessione jugoslava.
Paolo Radivo ha invece approfondito il tema delle testimonianze e delle violenze che caratterizzarono quegli anni a Pola. Attraverso una vasta raccolta documentaria ha illustrato il clima di intimidazione e di paura che colpiva la componente italiana della città. La strage di Vergarolla, ha spiegato, si inserisce in una serie di attentati e azioni violente che contribuirono ad accelerare l’esodo della popolazione italiana.
Sul tema della giustizia è intervenuto Fulvio Rocco, già magistrato e consigliere di Stato. La sua analisi ha affrontato sia gli aspetti storici sia quelli giuridici della vicenda. Secondo Rocco, il rigido controllo esercitato dagli Alleati sul territorio rende difficile sostenere l’ipotesi di un coinvolgimento di apparati italiani deviati. Ha inoltre evidenziato come le vittime di Vergarolla non abbiano mai ottenuto una piena giustizia, anche a causa delle successive amnistie che interessarono i reati politici e della mancata individuazione dei responsabili.
Lo storico Marco Cuzzi con una riflessione sul trattamento riservato dalla stampa nazionale alla strage. L’analisi dei quotidiani dell’epoca mostra come la tragedia ricevette uno spazio molto limitato. Nei giorni successivi all’attentato la maggior parte dei giornali si limitò a riprendere un breve lancio dell’ANSA, senza particolari approfondimenti. In un periodo dominato dalle conseguenze della Seconda guerra mondiale, dal Processo di Norimberga e dalle delicate trattative diplomatiche che vedevano impegnato Alcide De Gasperi a Parigi, Vergarolla finì rapidamente ai margini dell’informazione nazionale. A concludere gli interventi il prof. Paolo Segatti con il tema “Vergarolla e l’esodo da Pola” già docente all’Università di Milano, l’intervento analizza il legame di causa-effetto tra il sanguinoso attentato terroristico del 18 Agosto 1946 sulla spiaggia di Pola e l’immediata accelerazione dell’esodo giuliano-dalmata dalla città istriana
Il convegno milanese ha così rappresentato un’importante occasione di studio e memoria, contribuendo a riportare l’attenzione su una tragedia che segnò profondamente la storia di Pola e dell’intero confine orientale italiano e che ancora oggi continua a interrogare storici e ricercatori.
A conclusione del convegno sarà proiettato il documentario Vergarolla, la strage dimenticata, presentato da Alessandro Cuk.



