Castellanza ricorda le vittime di tutte le mafie

Insieme. Non solo per ricordare le vittime di tutte le mafie, ma per raccoglierne il testimone e proseguire sulla scia dell’impegno concreto e quotidiano per fronteggiarne i tentativi di devastazione economica, sociale e culturale di ogni realtà.

Comune di Castellanza, Area Giovani e associazioni Parallelo e Auser si sono strette la mano nel nome di un preciso obiettivo. E lo hanno fatto con un intenso programma di cerimonie commemorative che, spiega il comune, sono state anche “l’occasione per inaugurare le vetrofanie delle vetrine dei due negozi con la scritta che ricorda che sono immobili sequestrati alla criminalità organizzata. 

La voce contro le mafie di Castellanza si  è elevata in contemporanea e al pari di quella di altre città della penisola. A dimostrazione di una solida sensibilità sociale che esige comunque di essere continuamente potenziata. ” Era il 21 marzo 1993 – ricorda Alessio Gasparoli, presidente di “Area Giovani” – e sull’autostrada nei pressi di Palermo si ricordava il primo anniversario della strage di Capaci, tra i presenti c’era anche Carmela che, tra le lacrime, si avvicinò a don Luigi Ciotti (fondatore dell’associazione Libera contro le mafie, ndr) e gli chiese come mai il nome di suo figlio Antonino, caposcorta di Giovanni Falcone, e dei colleghi non venissero mai citati, e proprio da quel grido d’identità negato nasce questa giornata del Ricordo”. Per dare il nome di riconoscenza a persone che, nel nome del loro amore per lo Stato e la legalità, hanno purtroppo perso la vita per esso talora anche in giovane età.  Gasparoli ha ricordato come Area Giovani, peraltro, si sia già spesa in diverse iniziative per tenere i riflettori accesi sul fenomeno. 

Il sindaco Mirella Cerini ha dal canto suo rilevato che “in tema di lotta alla mafia è importante lavorare sulla consapevolezza della comunità territoriale  e per questo motivo ritengo doveroso che come amministratore pubblico si faccia memoria delle vittime innocenti delle mafie”. 

E leggere i nomi di quelle vittime, ha aggiunto, è stato ed è un modo per “far rivivere quegli uomini e quelle donne, bambini e bambine, per non far morire le idee testimoniate , l’esempio di chi ha combattuto le mafie a viso aperto e non ha ceduto alle minacce e ai ricatti che gli imponevano di derogare dal proprio dovere professionale e civile”.

La cerimonia è avvenuta proprio nelle vicinanze di due locali confiscati alla mafia dove ora scintillano due realtà di impegno sociale intenso e di promozione della legalità e della pace come il laboratorio artigianale “Parallelo” voluto dall’associazione Officina Casona e la sede dell’Auser.

(credit Leggo.it)

Cristiano Comelli ©

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