Castellanza maggiore sostenibilità a innovazione e brevetti

Il sentiero intrapreso è buono ma si può andare ancora oltre. La ricetta per fare decollare ulteriormente innovazione e brevetti è racchiusa in due parole: “maggiore sostenibilità”.

Tutto emerge da una ricerca condotta dal Centro sull’innovazione tecnologica e digitale della Liuc Business School dell’Università di Castellanza da Raffaella Manzini, Gloria Puliga e Linda Ponta e basata sui brevetti registrati in Lombardia nell’arco di tempo compreso tra 2013 e 2018. Ne è emerso che le realtà più virtuose sul piano innovativo sono Milano, Como e Mantova.

“Il ranking- spiega Manzini che è direttore del Centro – ci offre alcune conferme ma anche elementi di novità, se non stupisce infatti il primo posto di Milano, la presenza di province piuttosto piccole come Mantova al terzo posto e Cremona al quarto è significativa, l’index misura una capacità relativa di innovare e “premia” anche territori che non innovano necessariamente tanto, ma bene, ponendo buone premesse per il futuro”.

Insomma, innovazione sì ma di qualità. L’analisi condotta dalle tre ricercatrici ha considerato cinque fattori ovvero efficienza ovvero quantità dei brevetti, tempo dedicato alla procedura di brevettazione, internazionalizzazione geografica degli stessi, qualità e diversificazione. La disamina è poi stata condotta correlando questi fattori con alcune caratteristiche basiche dei territori di riferimento ovvero abitanti, Pil, popolazione attiva.

“Confrontando le aree con il maggior numero di brevetti in Lombardi e a livello mondiale emergono forti differenze- aggiunge Manzini – se in tutto il mondo l’ambito dove si innova di più è quello dell’Ict, in Lombardi si brevetta invece in aree più tradizionali come il settore chimico, ingegneristico e medicale”. Ma ciò su cui occorre puntare è l’innalzamento del livello della sostenibilità e Manzini lo indica con chiarezza: “le notizie-  esordisce sul punto- non sono molto positive per il nostro territorio, in quanto le famiglie brevettuali legate alla sostenibilità rappresentano una percentuale ridotta, inferiore al 10 per cento, rispetto al totale dei brevetti registrati e non sono cresciute nel corso del quinquennio che abbiamo analizzato”.

La situazione è un po’ a macchia di leopardo, spiega Manzini, con alcuni settori come la chimica che “stanno investendo molto” e altri “come il packaging ancora poco attivi, almeno per quel che emerge dai dati brevettuali”. La sfida da intraprendere, conclude Manzini, è “misurare l’innovazione” , sfida che presenta non poche difficoltà in quanto, aggiunge, è un “qualcosa di intangibile , incerto e sfuggente”.

E il futuro si potrà cavalcare, fà intendere Manzini, soprattutto se le aziende sapranno calare sul tavolo dello sviluppo la carta vincente dell’innovazione. 

Cristiano Comelli ©

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