All’Associazione nazionale carabinieri di Varese il controspionaggio offensivo spiegato da Marco Mancini, per anni capo dell’intelligence italiana

C’è un prete insegnante di Religione nella svolta professionale e umana di Marco Mancini, l’agente segreto che ha guidato il controspionaggio italiano dopo una lunga serie d’incarichi portati a termine con successo a beneficio soprattutto della collettività nazionale.

A raccontare l’episodio è stato lo stesso Mancini invitato a presentare il suo libro “Le regole del gioco” (Rizzoli, pp.350, € 19) nella sede varesina dell’Associazione nazionale carabinieri, nel tardo pomeriggio di venerdì 27 Febbraio.

Il prete è don Isidoro, parroco di Mandriole, frazione di Ravenna, che, nel Marzo 1984, dopo anni che non incontrava il suo giovane studente (diventato nel frattempo carabiniere), lo invita a presentarsi in canonica.

Racconta Mancini: «Prima mi fa confessare, poi mi amministra l’Eucaristia e infine mi dice che sono tagliato per fare l’agente segreto. Rimango interdetto per l’opinione lusinghiera che il sacerdote ha su di me, ma soprattutto stupito quando apprendo che don Isidoro è intimo amico del generale Ninetto Lugaresi, direttore del Sismi, il servizio segreto militare italiano, operativo dal 1977 al 2007.

In breve: il mio insegnante di Religione chiama al telefono il Generale (che era stato suo compagno in seminario) e pochi giorni dopo sono convocato nel suo ufficio romano da cui esco consapevole di poter accedere alla selezione per entrare nell’intelligence».

Quello che è accaduto dopo è in parte noto al pubblico, a parte talune imprese che sono tuttora coperte dal segreto di Stato.

Probabilmente l’azione più rilevante è stato l’arresto di un terrorista e di altri 42 suoi complici prima che riuscisse a piazzare 400 chili d’esplosivo per distruggere l’ambasciata italiana a Beirut.

Meno nota, perché così doveva essere, è la formidabile rete di agenti costruita in vari Paesi in Africa, nell’Est Europa e nel Medioriente allargato.

Insomma, una vita, quella di Marco Mancini, spesa a tutelare, nel silenzio e spesso con grande rischio personale, la vita di milioni di italiani.

È però curioso come la figura di connazionali che si sono distinti per meritevoli imprese venga spesso appannata per invidie o gelosie, quasi sempre di colleghi o persone dell’entourage.

Il fondamentale lavoro svolto tanti anni da Mancini per garantire il sonno degli italiani è stato offuscato da quei tredici minuti del 23 Dicembre 2020 in cui egli, nell’autogrill di Fiano Romano, ha incontrato il senatore Matteo Renzi.

Probabilmente solo questa vicenda è rimasta nella memoria collettiva del pubblico ed in particolare di quello affezionato ai programmi di Rai3.

Alla presentazione del libro, dopo gli onori di casa del presidente professor Roberto Leonardi, hanno partecipato il giornalista de “La Prealpina”, Pasquale Martinoli e il dottor Emiliano Bezzon, che hanno dialogato con l’Autore.

Presenti in sala, tra il folto pubblico, il questore di Varese, Carlo Mazza e il sindaco di Gorla Maggiore, Pietro Zappamiglio.

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