Rimane innegabile la nostra sensazione di vivere un momento storico molto difficile, in cui avvenimenti in terre lontane (ma ormai niente può essere considerato lontano) entrano nel nostro vivere quotidiano e scuotono le nostre coscienze, attenti come siamo (abbiamo infatti sempre il cellulare in mano per ogni cosa) ad ogni notizia, narrata secondo verità oppure ad arte o parte.
Tale sensazione che in molti di noi diventa anche consapevolezza, raramente tuttavia si traduce in azione positiva per cambiare in meglio le cose. Molte sono le motivazioni che adduciamo quando ‘sappiamo’ ma finiamo per girare la testa dall’altra parte: i nostri impegni quotidiani, le questioni giornaliere da risolvere, la visione del male che finisce per condizionarci o scoraggiarci nell’agire, il pensiero che conflitti lontani siano appunto ‘lontani’.
La visione di eventi negativi non ci dà tregua e l’ideologia della “guerra” e delle armi (ritenute necessarie per ‘difenderci’) sta invadendo le nostre giornate e ci sta convincendo che proprio questo è il presente e … il futuro. Che si tratti di un banale coltello (portato a scuola) o di un carro armato o di un drone (utilizzati su grandi superfici e contro ‘potenze nemiche’), tutto ciò non sembra fare grossa differenza: la violenza appare come il fenomeno di fondo: addio all’umanità, al rispetto reciproco, alla comunicazione, alla comunione, intesa come ‘cum’-munus’ ossia ‘regalo reciproco’. Ma gli interessi sono interessi – si dice. E qui sta il problema. L’interesse di parte è più forte della vita. E non è solo una questione quantitativa o l’enfasi data dai media su certi avvenimenti piuttosto che su altri: una persona uccisa in un conflitto cittadino (in una delle nostre città) oppure i 30 mila o 300 mila (arduo saperne con precisione) manifestanti uccisi su una piazza in un certo Paese, tutto è comunque – ammettiamolo – sconfitta della ‘vita’ e dell’umano.
Mentre facciamo queste considerazioni siamo testimoni di due eventi (che coincidenza!) occorsi nella stessa giornata, 31 gennaio 2026.
L’uno, l’inaugurazione della bella mostra dal coinvolgente titolo “Senza Memoria senza Pace”, presso ACLI Varese di Via Speri della Chiesa, dove arte e iniziative concrete si uniscono per apportare strumenti di aiuto e di sostegno a popolazioni: una mostra che ha al centro la consapevolezza dei valori della Memoria e della Pace, ma che nel contempo vuol essere ‘mostra benefica’ e non solo di esteriore godimento di manufatti artistici.
Temi della Pace e della Guerra che sembrano giocare nella nostra epoca (anche nelle nostre città) scambiandosi i ruoli da protagonista. Messaggi di pace, e nel contempo, azioni di guerra e guerriglia, irresistibile attrattiva anche per chi, vivendo vicino a noi, viene affascinato da cattive narrazioni e (raramente lo si ammette) da cattivi maestri.
Proprio come messo in evidenza dai Tg serali nella stessa giornata di inaugurazione della mostra varesina si sono verificate scene di guerriglia urbana a Torino durante il corteo a sostegno del centro sociale autogestito Askatasuna (nome che significa‘libertà’) con uso di strumenti di offesa, ad imitazione delle guerre convenzionali. Ci chiediamo quale modello di convivenza venga proposto da certi ‘antagonisti’ che fanno della violenza (guerra) un criterio di socialità e di proclamazione della libertà’. La libertà deve necessariamente essere difesa ricorrendo alla violenza? : questo è uno dei grandi temi la cui soluzione dovrebbe essere connessa a come viene visto e trattato l’essere umano, il suo valore oppure disvalore: un impianto ideologico che percorre l’intera Storia del mondo.
Ma, tornando alla mostra benefica varesina “Senza Memoria, senza Pace”, essa è stata organizzata col messaggio e l’auspicio di un futuro senza guerre e come progetto culturale e solidale, capace di coniugare linguaggio artistico, responsabilità civile e azione concreta.
All’iniziativa hanno aderito Artisti di Varese e Como, circa 50, che hanno donato le loro opere, pitture e sculture, esposte nel salone di inaugurazione della mostra. Opere significative ed artisticamente notevoli, la cui offerta in vendita (ad un prezzo di convenzione per l’occasione) è finalizzata all’acquisto di una cisterna di 4 mila litri di acqua potabile; iniziativa per dare acqua pulita da bere a chi vive nelle zone di conflitto; perché – come affermato da Claun Il Pimpa – “un bimbo a cui regali meraviglia sarà portatore sano di pace”. Claun Il Pimpa è Marco Rodari (Associazione “Per far sorridere il cielo”), intervenuto all’evento e impegnato da anni nelle zone di guerra per regalare un sorriso a tutti i bambini.
Ma non solo opere d’arte; anche la poesia. Occasione, quella dell’inaugurazione della mostra, per far incontrare le varie forme artistiche, contaminarle per un reciproco arricchimento – come evidenziato da Sandro Sardella. Artisti dell’Associazione (Artisti delle provincie di Varese e Como) si dimostrano infatti anche poeti, riuscendo a toccare corde dell’animo, evocando l’eterno conflitto tra civiltà dell’uomo e barbarie, l’aspra lotta tra pace e guerra, tra vita e morte, tra leggerezza e oscurità. Ecco allora i brani poetici declamati dal citato Sandro Sardella e da Francesco Adragna, Mario Dusi, Annamaria Rizzato, Enrico Brunella. Presentati da Daniele Garzonio, presidente dell’Associazione degli Artisti, che ha ringraziato tutti coloro che hanno collaborato all’evento e le ACLI varesine ospitanti.
La mostra è aperta nei giorni di sabato e domenica: oltre al 31 Gennaio (inaugurazione), nei giorni 1, 7 e 8 Febbraio 2026.




