A Morazzone Bianchi ha lasciato un buon ricordo

Matteo Bianchi è candidato sindaco di Varese per il centrodestra. Per due legislature è stato il primo cittadino di Morazzone, comune di 4.300 abitanti ad un tiro di schioppo da piazza del Podestà, cuore della città giardino. Siamo andati a vedere che cosa ne pensano i cittadini che per dieci anni sono stati governati da chi oggi si propone di reggere un’Amministrazione con un numero di abitanti di quasi venti volte maggiore.

Girovagando per Morazzone abbiamo così svolto un’indagine giornalistica – che non ha alcuna pretesa di sondaggio o ricerca scientifica – con l’unico obiettivo di raccogliere gli umori e i pareri di persone causalmente incontrate. In un accogliente locale pubblico gremito di avventori, il cassiere, un giovane signore dalla fluente barba, alla nostra domanda se conosce Matteo Bianchi, risponde senza esitare: «Parole buone, solo parole buone ho per Matteo. Se lo conosco? Certamente; è passato di qui pochi giorni fa a prendere un caffè e abbiamo scambiato due parole cordialmente come sempre. È stato un ottimo sindaco».

Ci imbattiamo poi in un longilineo ragazzo che ci ferma per chiederci se possiamo cambiargli venti euro con “pezzi” minori perché ha dimenticato la mascherina e non può entrare in un negozio al chiuso. Lo aiutiamo e dopo esserci identificati gli chiediamo se conosce l’ex sindaco.

Superata una comprensibile titubanza si lascia andare e ci confida di chiamarsi Andrea, di avere 16 anni e di avere un’ottimo ricordo di Bianchi perché «in famiglia ne ha sempre sentito parlare bene quando era sindaco ed ora, che è consigliere comunale, s’è dato subito da fare per far riaprire il campo comunale ai ragazzi dopo la pandemia».

Fermiamo poi una giovane coppia con due bimbi piccoli nei pressi di un parcheggio dove ha lasciato la vettura. Sono entrambi di Morazzone e conoscono Matteo Bianchi. La signora non si espone e non pronuncia giudizi. «È meglio che risponda mio marito che ha avuto modo di frequentare l’ex sindaco», dice. Il capo famiglia, sorpreso del parere richiesto da una cronista, non disarma e risponde: «Al di là delle diverse opinioni politiche che uno può avere, come sindaco ha operato bene. Nulla da dire. Il paese è migliorato negli anni in cui l’ha amministrato».

Anche Assunta, 55 anni, accompagnatrice sui bus scolastici, ha un bel ricordo di Matteo, quando ricopriva la carica di sindaco del paese. «Una persona a modo, sempre disponibile nei confronti di chiunque, pronto ad ascoltare le richieste e cercare di risolvere i problemi dei suoi concittadini. Ha reso Morazzone più sicura  installando un sistema di videosorveglianza e reso migliore la viabilità della cittadina rendendola più scorrevole».

Dirigendoci verso il centro del paese nelle vicinanze della chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio incontriamo Renato, disegnatore pubblicitario, «Nulla da dire», risponde alla domanda su che cosa pensi dell’ex Sindaco di Morazzone. Anche lui ricorda il sistema di videosorveglianza installato in paese a seguito di atti di vandalismo.

Camminiamo un po’ e  raggiungiamo il centro dove incontriamo il signor Luigi, oggi in pensione. Anche lui elogia l’operato di Matteo negli anni che ha svolto la carica di Sindaco.  Con rammarico ricorda che «a quei tempi, prima della pandemia, la piccola cittadina era molto più attiva, piena di negozi, mentre oggi, soprattutto il centro, appare deprimente, con tante saracinesche abbassate». Quanto a Matteo, «ha lavorato molto bene».

Luigi tiene poi a ricordare che, insieme al suo amico, Roberto Maroni, residente a Lozza, «Matteo è riuscito ad ottenere un contributo statale di un milione di euro, grazie al quale l’attuale Amministrazione sta realizzando un ampio parcheggio e diverse opere collaterali». Uno spazio prezioso lasciato ai morazzonesi, che ne potranno usufruire oltre che per parcheggiare veicoli per  eventuali manifestazioni all’aperto.

Nel nostro mini tour ci fermiamo poi nei pressi di un distributore di carburanti dove incontriamo una coppia di distinti signori di mezz’età. Entrambi esprimono una buona opinione su Matteo Bianchi che affermano «di conoscere bene». L’uomo azzarda pure un pronostico: «Farà del bene anche a Varese. Nulla da dire, se non applaudire, su quanto fatto a Morazzone». 

Rientrati in redazione riusciamo a raggiungere al telefono il signor Egidio che, chiusa l’attività commerciale, da qualche tempo s’è messo a disposizione della comunità parrocchiale Sant’Ambrogio in Morazzone.  Dice: «Ricordo il sindaco Bianchi come un giovane che ha sostenuto l’attività parrocchiale e ha avuto sempre buoni rapporti con il parroco e  i parrocchiani più attivi».

Purtroppo però, aggiunge, Morazzone è un paese «che ha grosse difficoltà nel far sopravvivere le attività economiche. Il centro storico non è più vitale, molti negozi sono stati costretti a chiudere. La colpa è dei centri commerciali che hanno cancellato le piccole attività. Se volete un parere più autorevole del mio interpellate don Gabriele Crenna, che è stato parroco negli anni dell’Amministrazione Bianchi».

Accettiamo il consiglio e prendiamo contatto con don don Crenna, originario di Legnano, oggi clero residente con incarichi pastorali a Domo in Valtravaglia, che ha retto la parrocchia di Morazzone dal 2006 al 2018. 

«Volete la mia opinione sul sindaco Matteo Bianchi?», ci interroga. «Non ho difficoltà a dirvi che era un giovane onesto, buono, con il quale era facile dialogare. Sempre presente alle feste parrocchiali e con interventi misurati, mai sopra le righe. Per la nostra comunità è stato un sostegno morale, più che economico. D’altra parte i piccoli comuni – si sa – hanno poche risorse e raramente sono in grado di erogare contributi anche per cause nobili».

È la prima volta, in tanti anni di inchieste volanti fatte in veste di croniste, che ci imbattiamo in un consenso così ampio per un amministratore, seppure di un comune al di sotto dei 5.000 abitanti.

Ne prendiamo atto perché ci sembra un buon biglietto di visita per un futuro sindaco di Varese. Chissà? Magari, tra qualche mese, il varesotto Bianchi, oggi in veste di Davide contro Golia, il sindaco uscente Galimberti, potrebbe essere messo sugli scudi proprio dai varesini.

Anche se alcuni suoi detrattori potranno rinfacciargli di non essere nato a Varese,  ciò non toglie che le sue qualità, le azioni svolte e l’esperienza decennale maturata come Sindaco di Morazzone, sono un biglietto da visita che i varesini non dovrebbero sottovalutare.

E’ molto più importante, soprattutto di questi tempi, badare ai contenuti ed alla concretezza che deriva dall’esperienza e dalle capacità acquisite, in questo modo  la città di Varese  potrà diventare una città aperta al mondo sia per gli investimenti che in termini turistici.

Donatella Salambat ©

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